sabato 28 settembre 2013

A proposito di classici: Cuore di tenebra di Joseph Conrad

E' da un po' che ci penso, ormai: con il dilagare dei grandi gruppi editoriali e dei generi letterario-commerciali del momento, ma anche della recente e sempre più diffusa passione per la scrittura che caratterizza molti non-lettori, i grandi classici hanno uno spazio sempre minore, se non nelle librerie e nelle raccolte di antologia, quanto meno nella cultura personale della gente comune. Non dubito che se andassi a chiedere alle ragazzine dai 10 ai 14-15 anni, queste saprebbero di sicuro chi è Stephanie Meyer, anche soltanto per aver visto la saga di Twilight al cinema, ma se invece la domanda fosse " Chi è George Orwell e che cosa ha scritto", oppure "Chi sono Conrad, Poe, Stevenson o le sorelle Bronte - per citarne soltanto una minima parte - e quali sono le loro principali opere", queste, come purtroppo molti altri al di fuori della fascia di età considerata che è puramente casuale, non saprebbero probabilmente rispondermi.
Confesso che anch'io sono stata allergica ai cosidetti "classici" per diversi anni: per me erano sinonimo di noia, di pesantezza, di inutilità. Anzi, direi che per anni ho letto solo fantasy, convinta che questo fosse il genere più entusiasmante di tutti. Sarà che crescendo un po' si matura, nel bene e nel male, sarà che mi piace troppo leggere per precludermi delle alternative, fatto sta che ho "scoperto" i classici come si può scoprire un fiore nel proprio giardino, che fino a quel momento era stato ignorato.
Con un parere largamente personale, dico che tali fantomatici classici hanno un non so che di superiore ai libri venduti oggi, un certo alone, una certa attrattiva che quei fax-simile di libri per adolescenti pubblicati oggi non vedono nemmeno da lontano. Non so voi, ma io, entrando in libreria, non posso fare altro che rimanere per un attimo affascinata davanti agli scaffali con Dumas, Austen, Wilde, o ancora più indietro nel tempo, Cicerone, Plauto e via di questo passo. Poi, certo, non è detto che li compri, anzi, ma non posso negare di trovarli affascinanti. Forse, chissà, il motivo di questa inspiegabile magia sta nel fatto che anche a distanza di secoli, queste storie, con i loro intrighi e i loro personanaggi, vengono ancora venduti e letti. Nulla che non abbia qualcosa di speciale, in grado di essere ricordato di generazione in generazione, può sperare in una fama così duratura.
Ecco perché già da un po' ho cominciato ad alternare la lettura di libri di piccole CE a quelli che molti conoscono - se li conoscono - di fama, non disdegnando, è chiaro, anche saghe e volumi pubblicati da marchi editoriali ormai già affermati. Vorrei inaugurare oggi e con questo articolo-recensione, non proprio una rubrica, ma quantomeno l'abitudine di parlare anche un po' dei classici che mi capitano fra le mani.
E vorrei iniziare con Cuore di tenebra di Joseph Conrad, acquistato approfittando del prezzo vantaggioso di soli 99 centesimi.

TITOLO: Cuore di tenebra
TITOLO ORIGINALE: Heart od darkness
AUTORE: Joseph Conrad
SCRITTO NEL:  1902
CASA EDITRICE:  Newton Compton Editori
COLLANA: Live
TRADUTTORE: Flaminio di Biagi
PREZZO:  0,99 euro

"La terra pareva soprannaturale. Siamo avezzi a posare lo sguardo sulla forma incatenata di un mostro domato, ma laggiù - laggiù si poteva posare lo sguardo su cose mostruose e libere. Era soprannaturale, e altrettanto lo erano gli uomini... No, non erano inumani. Be', sapete, quella era la cosa peggiore - questo sospetto che loro non fossero inumani. Ti prendeva a poco a poco. Urlavano e saltavano, e si rigiravano, a facevano facce orribili; ma quello che faceva rabbrividire era proprio il pensiero della loro umanità - come la nostra - il pensiero della remota parentela con quel selvaggio e veemente tumulto.".

Su una barca ancorata lungo il corso del Tamigi, avvolta dalle nebbie della sera, il vecchio Marlow inizia il suo racconto di un viaggio nel segreto di una terra selvaggia, dove l'uomo è sopraffatto dalla natura, dalla verità della sua condizione, da un "cuore di tenebra" non ancora esplorato. Marlow ripercorre la sua personale esperienza, la sua penetrazione all'interno di una mistero allora così selvaggio e ostile, in cerca di fortuna: quella che solo l'avorio può dare.  Lontano dalla civiltà, l'uomo è costretto a confrontarsi con la natura e con le parti più oscure e meno nobili dell'animo umano, ed è proprio quello che succede al marinaio-narratore. Fin dall'inizio la figura di un uomo dalle straordinarie capacità, il capitano Kurtz, si insinua tra le righe. Ammirato dai vertici della Compagnia per la quale Marlow ha deciso di gettarsi in quest'avventura dagli esiti incerti, inviso da altri che mirano al comando di questa stessa organizzazione, Kurtz appare, inzialmente, sia a Marlow che al lettore, come poco più che un'immagine distinta, avvolta dalla nebbia, una "voce" che è apparentemente in grado di affascinare e quasi di stregare. Ed è proprio l'incontro con Kurtz, ormai in fin di vita, a far capire a Marlow come quei posti selvaggi siano in grado di svelare e portare a galla i lati più oscuri e primitivi, più irrazionali e pericolosi di ogni individuo, introducendolo in un mondo in cui l'uomo bianco, con la forza dei fucili, è paragonabile ad un dio e ad esso paragonato.

   
"Cuore di tenebra" è il romanzo breve considerato il capolavoro di Conrad e, stando a quanto detto sul retro di copertina, da esso Francis Ford Coppola trasse inspirazione per Apocalypse Now. Non mi ha entusiasmata particolamente ma non mi è nemmeno risultato insopportabile. Mi aspettavo qualcosa di più sostanzioso e complesso dal punto di vista della trama, che in realtà è apparentemente piuttosto semplice - i veri significati sono nascosti, si intuiscono da frasi, come quell'ultima del capitano Kurtz, al tempo stesso "preghiera e invocazione" - ma l'ho trovato scritto molto bene, con uno stile elegante ( e affermando questo spero che la traduzione sia abbastanza aderente al manoscritto originale) e ricco di immagini e frasi evocative, anche se a volte, a causa dei molti trattini incidentali, il lettore rischia di perdere un po' il filo del discorso. La parte iniziale è pittosto monotona e noiosa, ma non è altro che l'anticamera per il terzo capitolo, quello in cui, finalmente, questo fantomatico Kurtz cessa di essere soltanto una voce, un'evocazione e si fa realtà di carne, nobili ideali frammisti o forse inquinati dai recessi più neri dell'animo umano inselvatichito.
In questo romanzo è l'uomo bianco l'intruso, colui che avanza in terre che non gli sono proprie, con il nobile intento di "civilizzare" il più rozzo e inferiore "uomo nero". Anche i "selvaggi" sono una presenza costante lungo tutto il racconto, siano essi stati "civilizzati" o soltanto occhi e membra tra il fogliame, accompagnano i visitatori europei sempre più verso il cuore di tenebra della foresta africana.

Il giudizio che darei a questo libro è un po' a metà: l'ho letto con piacere per il modo in cui è scritto, che ho trovato notevole, lontano mille miglia dallo stile commerciale, semplice fino a risultare banale, che molti odierni scrittori utilizzano per rivolgersi alle masse sempre più distanti di grandi linguaggi del passato, ma la trama non è particolarmente coinvolgente. Ma sono comunque contenta di averlo aggiunto alla mia personale libreria, perchè è pur sempre un nuovo tassello che si va ad aggiungere al puzzle che ogni lettore crea dentro di sè, libro dopo libro.



Nessun commento:

Posta un commento

Che cosa ne pensi di questo? Di' la tua!