giovedì 10 ottobre 2013

**Anteprima specialissima** "Il Sigillo di Aniox - Il Destinato!" - Eccezionalmente uno spizzico!

Dopo una serie di tentativi miseramente falliti per convertire un file word in PDF e viceversa, ho deciso di pubblicare la prima parte del primo capitolo del secondo volume della mia trilogia direttamente come post, ponendomi in paziente attesa del momento in cui il mio personal computer sarà nuovamente disponibile per l'uso e mi consentirà di armeggiare tranquillamente tra i progammi di conversione, senza dover ricorrere a opzioni online a pagamento.  Ecco quindi a voi, in anteprima assoluta, un brano estratto dal primo capitolo! Curiosi di sapere che cosa succederà a Jack, Rut e tutti gli altri? *-*
 Buona lettura!!


CAPITOLO 1 : IL DESTINATO


Jack entrò nella sua camera, quella stessa vecchia camera in cui Miluna l’aveva cullato dolcemente centinaia di volte e che nei suoi ricordi appariva pochissimo, al punto che la riconosceva a stento. Eppure era tutto lì, perfettamente intatto, proprio come l’aveva lasciato. Nessuno aveva spostato niente dal giorno della sua partenza, più di cinque anni prima. I servi avevano mantenuto pulito l’intero ambiente, come se avesse sempre abitato tra quelle mura. La spada di legno, con cui Murdoch lo faceva allenare all’inizio, giaceva dimenticata in un angolo, come se stesse solo aspettando che qualcuno la impugnasse e le facesse rivedere il cielo. Solo che ora il cielo era coperto da una spessa cortina di nubi cariche di pioggia, che a tutto facevano pensare fuorché alla pace e alla serenità.
Il ragazzo restò immobile sulla soglia, con una mano appoggiata allo stipite. Non sentiva niente, non un pizzico di nostalgia, nulla. Era privo di emozioni. Aveva aspettato quattro giorni prima di tornare in quella stanza; prima non se l’era sentita. Troppi ricordi di sua madre, della sua vita precedente, passata ad odiare senza motivo. Del rancore che aveva provato per suo padre non restava che la memoria e a volte il senso di colpa. Tuttavia, non poteva negare di non trovarsi perfettamente a proprio agio in quel castello di campagna. Dopo la guerra, avrebbe continuato a vivere al Leheda.                                                                                                                                     La camera non era niente di particolare. Non era neppure molto grande. Alla sua destra c’era un letto, troppo piccolo perché potesse ancora dormirvi, ma con le lenzuola fresche di bucato. Ai suoi piedi, chiuso con un lucchetto, stava un baule dove soleva, durante l’infanzia, riporre i suoi giocattoli prima di infilarsi sotto le coperte. L’armadio era invece alla sua sinistra, semplice e privo di intarsi. Sulla parete opposta, una finestra proiettava all’interno la luce quasi stanca di quel primo pomeriggio.                                                                                                                                       Jack sospirò. Si chiese come stesse andando la battaglia, se stavano perdendo o acquistando terreno, e sperò che tutto andasse per il meglio. Non osava immaginare cosa sarebbe successo se fossero stati sconfitti. Non voleva pensarci. Dopotutto, si erano ritirati in quella casa per sfuggire agli orrori della guerra, non per tormentarsi sui suoi possibili esiti.                                                                           -Tutto bene? È da un po’ che ti cerco - chiese Rut, arrivandogli alle spalle e circondandogli il braccio. Era terrorizzata, glielo si leggeva negli occhi. Era pallida e il suo viso mostrava i segni delle notti passate a contemplare l’orizzonte.                                                                                     -Non lo so - rispose mesto lui.                                                                                                             -Credevo che non avrei mai rimesso piede in questa stanza, mai più parlato con Murdoch, e invece eccomi qui.                                                                                                                                                   -Però tu e tuo padre siete tornati ad essere una famiglia, e questa è una cosa bellissima.                    -Veramente non lo siamo mai stati prima d’ora -si voltò a guardarla e le sorrise. - Credo proprio che diventerai una grande sovrana.                                                                                                                Si pentì subito di quel complimento. Rut si rabbuiò e andò a sedersi sul pavimento, con la schiena appoggiata al muro.                                                                                                                                -Se mai diventerò Regina. Non so se riusciremo ad uscire vincitori da questo scontro - mormorò stringendosi le ginocchia al petto.                                                                                                       -Se disgraziatamente dovessimo perdere, il Destinato potrebbe, anzi, sicuramente mi ucciderà.         -No, non lo farà mai. Dopotutto ti ha proposto di fidanzarti con lui, non lo avrebbe fatto se ti volesse morta.                                                                                                                                                         -Mille volte meglio morire che diventare una sua schiava.                                                                           -Però qualcosa di buono ne abbiamo ricavato anche da quella faccenda - sussurrò lui.                         Sotto lo sguardo del ragazzo, Rut arrossì fino alla radice dei capelli al ricordo di ciò che era accaduto tra di loro. Abbassò lo sguardo a fissare il pavimento mentre lui le si sedeva accanto, tanto vicino da toccarla.                                                                                                                             -Ti chiedo scusa di nuovo. È stato più forte di me, ho agito senza pensare. Per un attimo la mia testa ha smesso di funzionare e il mio corpo si è mosso da sé. Puoi perdonarmi?                               -Io credo di averti già perdonato. È passato parecchio tempo, sembra il ricordo di un’altra vita.            Jack sospirò, passandosi una mano tra i capelli. Forse era quello il momento più opportuno per dichiararsi, forse non ci sarebbe stata un’altra occasione, ma non riusciva a trovare le parole per farlo. Doveva pensare a qualcos’altro, subito.                                                                                     -Hai mai pensato al tuo futuro? - le domandò.                                                                                         -Non mi sono mai spinta così lontano. Mi limito a pensare a domani, ma… non riesco a vedere il sole o la luna o le stelle, vedo solo un mare di oscurità e ho paura, tanta paura, perché non so quello che succederà alla mia famiglia, al mio popolo, a tutte le persone di questo mondo - rispose lei cominciando a singhiozzare. Calde stille presero a scenderle lungo le guance mentre si prendeva il volto fra le mani.                                                                                                                                    -La battaglia è iniziata quattro giorni fa e non abbiamo ricevuto alcuna notizia, nessun segno del suo andamento e io non so se i miei genitori stanno bene o se sono feriti e non faccio altro che pensare a loro giorno e notte e non so per quanto ancora riuscirò a resistere. È terribile, vorrei essere lì con loro e…                                                                                                                                          Il suo pianto soffocò sulla spalla di Jack, che l’aveva stretta tra le braccia.                                    -Andrà tutto bene, vedrai - la tranquillizzò baciandole la testa.                                                               Rut si lasciò andare del tutto: si abbandonò contro il suo petto come se fosse l’unica ancora di salvezza di cui potersi fidare.                                                                                                           -Non mi abbandonare - lo pregò.                                                                                                      -Non lo farei mai. Non potrei vivere sapendo che sei in pericolo.                                                        Rut aveva bisogno di lui, Jack lo sapeva. Però non lo amava, certamente nemmeno un quarto di quanto l’adorava lui.                                                                                                        Improvvisamente, un oscuro presagio si insinuò nella mente della ragazza e scese fino al cuore, come una lama affilata che penetra la carne più tenera. Un brivido di terrore le corse lungo la schiena e Jack se ne accorse.                                                                                                                              -Qualcosa non va?                                                                                                                                   Rut restò immobile, pietrificata, mentre il calore sembrava abbandonare il suo corpo. Si liberò dalla stretta del nobile e andò alla finestra, cercando di scorgere un indizio, qualsiasi cosa che potesse indicare la situazione della guerra, ma distinse solo nere colonne di fumo all’orizzonte. Nonostante ciò, le appariva tutto incredibilmente calmo. Troppo.                                                                      -E se il Re e la Regina fossero morti? Non posso prendermi cura del Regno e poi non posso andare avanti da sola!                                                                                                                                       -Tu non sarai mai sola, Rut - la interruppe Jack con slancio.                                                      Si avvicinò e si fermò davanti a lei. - Io ci sarò sempre. Anche quando non mi vedrai, quando tutto dovesse andare male, non dovrai mai perdere la speranza. In un modo o nell’altro, io ti starò sempre vicino, costi quel che costi. Te lo prometto.                                                                                             -Perché fai questo?                                                                                                                                  La domanda spiazzò il ragazzo. Si era aspettato che lo ringraziasse, che gli esprimesse la sua gratitudine, e invece l’unica risposta che riceveva era la richiesta di una motivazione. Non voleva che la persona cui teneva di più al mondo soffrisse. Serviva una spiegazione, per questo?            -Be’ perché… Perché ormai ci conosciamo da molto tempo e non voglio che ti succeda niente di male. Siamo amici, no? - la interrogò, guardandola negli occhi.                                                           -Sì. Siamo amici.                                                                                                                             La Principessa abbassò lo sguardo.                                                                                                              -Per un momento ho creduto che tutto fosse perduto - gli confessò.                                              - Ma che dico! Non abbiamo mai avuto nessuna speranza di vincere! E io lo sapevo, ma non volevo crederci!                                                                                                                                           -Non abbiamo ancora perso.                                                                                                                             -Credi sul serio che riusciremo a trionfare?                                                                                      -Sì, ne son convinto.                                                                                                                                  La giovane si asciugò le lacrime con il dorso della mano.                                                                              -Quando incontrai Magonza per la prima volta, lei predisse che entro due anni da quel giorno ci sarebbe stata una guerra a seguito della quale un mago nero avrebbe fondato un regime di terrore e riunito i Ventiquattro Regni sotto un unico stemma. Tutto combacia! - esclamò Rut girando per la stanza.                                                                                                                                                    -A volte anche le veggenti sbagliano - commentò il barone, ma l’altra parve non udirlo.                           -Devi scappare, non puoi restare qui -fece lei improvvisamente.                                                                 -Cosa?! Non puoi chiedermi di farti questo! La mia vita non vale quanto la tua, perciò se qualcuno deve essere salvato, quella sei tu.                                                                                                                 -Sciocco! - mormorò Rut, dandogli le spalle. - Nessuna vita vale più di un’altra. Hanno tutte lo stesso valore.                                                                                                                                             -Però io rinuncerei volentieri alla mia vita, se servisse a preservare la tua.                                 Solo dopo un po’ Rut rispose.                                                                                                                -La verità è che non voglio perderti.                                                                                                         -Nemmeno io.                                                                                                                                  -E vorrei che restasse sempre così tra noi due, com’è in questo momento.                           Perché non di più, Rut?                                                                                                                       Jack cominciò ad accarezzarle distrattamente il braccio, ottenendo come unico risultato che lei si irrigidisse. Per evitare che si spingesse oltre, la ragazza si sciolse dal suo abbraccio, andandosi a sedere sul letto per nascondere l’imbarazzo.                                                                                          -Questa era la tua camera quando eri bambino. Cosa sognavi a quel tempo? - chiese, preferendo cambiare discorso.                                                                                                                                 -Tante cose che non si avvereranno mai.                                                                                                     -Non vuoi dirmi cosa?                                                                                                                      -Prima mi piacerebbe sapere cosa sognavi tu. Lo so che poco prima ti ho fatto una domanda simile, ma ora vorrei sapere non quello che avevi intenzione di fare, ma quello che ti sarebbe piaciuto.        -Sognavo di essere felice. Non mi importava la strada che avrei preso, le persone che avrei incontrato, mi bastava sapere che avrei potuto incontrare la felicità sul mio cammino.                               Il ragazzo le si accomodò accanto.                                                                                                         -Non avevo grandi ambizioni, nessun progetto in particolare, ogni giorno immaginavo uno stile di vita diverso, ma sempre libero - sospirò, chiudendo per un attimo gli occhi.                                   -E non pensavi a costruirti una famiglia?                                                                                                     -Famiglia? No io… - le parole le morirono in gola quando si rese conto che i loro volti si erano fatti via via sempre più vicini ed ora si trovavano ad appena un palmo di distanza, tanto che poteva sentire il respiro eccitato di lui riscaldarle le guance. Sperò che Sara o qualche altro abitante del castello venisse a cercarli, interrompendo quella pazzia, ma non si udiva altro suono al di fuori dei loro fiati. Il tempo pareva essersi fermato, le loro labbra erano vicinissime, prossime a sfiorarsi. Catturati com’erano dalla magia di ciò che stava per accadere, i due adolescenti non si accorsero che un’ombra aveva per un momento oscurato la flebile luce che entrava dalla finestra. Nel momento esatto in cui le loro bocche stavano per toccarsi, un potente ruggito scosse le mura di pietra e fece vibrare i vetri.                                                                                                                  In un secondo, Jack tornò completamente in sé, freddo e lucido, ma con una paura intensa, mai provata prima, appiccicata alla pelle. Né l’esercito di Aniox né i suoi alleati avevano il potere di piegare anche il più docile dei draghi a guidarli in quel luogo e non c’erano bestie di quella razza che avessero abbracciato la loro causa abbastanza generose da accompagnare i sovrani del Regno a riprendersi le figlie. Magonza aveva avuto ragione fin dall’inizio. Pochi secondi dopo, un nuovo ruggito, più forte del precedente, riempì le loro orecchie.


1 commento:

  1. Non ho idea del perché il layout faccia così schifo, ma non c'è modo di cambiarlo... in bozza è tutto perfetto, misteri!

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