sabato 12 ottobre 2013

La casa del Padre, un romanzo di Roberta Sorgato

Direi che rileggere un libro a distanza di anni aiuta non soltanto a capire la storia più a fondo e meglio, ma anche, e forse soprattutto, quanto e come siamo cambiati noi stessi. Quando ho letto "La casa del Padre" di Roberta Sorgato, qualche anno fa, probabilmente non avevo capito a fondo il suo messaggio o sicuramente lo avevo interpetato in modo diverso. Grazie a qualche mese di esperienza in più, durante questa rilettura mi è stato possibile, almeno credo, dare un nuovo significato a frasi che in precedenza si erano confuse tra le altre, semplice lettere tra lettere. Ora dunque vorrei parlarvi di questa scrittrice che vive proprio in quella che è la mia zona, e di cui avevo già recensito, in passato, "Cuori nel pozzo" ( recensione qui: Cuori nel pozzo)

 
TITOLO:  La casa del padre
AUTORE: Roberta Sorgato
CASA EDITRICE: Tracce Edizioni
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2008
PAGINE: 193
PREZZO:
euro 14,00
IN COPERTINA: Il capanno della foce di Roberto Bertazzon


TRAMA

"Nelle sue Ultime lettere di Jacopo Ortis il Foscolo considera, atraverso il suo protagonista, passioni e ideali come "illusioni", che servono in ogni caso ad aiutare a vivere e affrontare il terribile quotidiano. Anche la vita di Eva Ernesti, la protagonista, è una continua illusione, che si trasforma spesso in forte delusione, ma alla fine, magari dopo rabbia e risentimenti, accetta fatalisticamente i casi avversi della sua esistenza senza lasciarsi travolgere dal pessimismo. 
La casa del padre di Roberta Sorgato non è tuttavia solo questo. Gli affetti di una vita normale, l'amore vissuto come elemento totalizzante nelle sue diverse versioni vengono improvvismente sconvolti da una tremenda comunicazione, che getta la protagonista in un perverso gioco pirandelliano. Eva si rende consapevole che per buona parte della sua vita la "forma" ha prevalso sulla "vita": meglio, quella che lei credeva vita era in realtà un teatrino dove tutti gli attori hanno recitato a perfezione la loro parte. Fatica a ricostruire la sua identità, il suo passato appare scombinato come in una burla crudele eseguita sulla sua anima. Eppure, di fronte a tante disillusioni sa sopravvivere con una forza d'animo e una rassegnazione che sorprendono. E la sorpresa, il colpo di teatro, si può dire, costituisce il leitmotiv del romanzo, costruito tra passato e presente, con flashback che squarciano un vissuto tra gioie e dolori, di aspettative e di amari disinganni."

RECENSIONE
 
Non ho niente da ridire sulla profondità della storia raccontata in questo romanzo, sull'intensità delle riflessioni e dei sentimenti della protagonista. A volte, è vero, non ho condiviso le sue scelte o alcune sue opinioni, probabilmente, se fossi stata al posto suo, in certe situazioni non mi sarei comportata allo stesso modo, ma comunque questo rientra all'interno di un gusto che è puramente personale.
Invece, torno a ribadire quello che del modo di scrivere di Roberta Sorgato avevo già detto a propostio di "Cuori nel pozzo", un romanzo successivo ma molto simile sotto questo punto di vista: e cioè che l'intera opera non è altro che un grande e frammentato flashback.
La storia si apre con la protagonista, Eva Ernesti, ormai non più nel fiore degli anni, alle prese con una sconvolgente rivelazione e con una vita familiare che sta andando alla deriva. Tuttavia, quello che di Eva nel tempo presente il lettore legge è davvero poco, tanto che si potrebbe condensare nel giro di poche pagine. Questo perchè la protagonista si rivela attraverso il suo passato, i suoi ricordi, i pensieri che sono nati e si sono sviluppati a partire da certe esperienze significative, e pertanto la tecnica del flashback la fa da padrona. Ma quando si cominciano ad avere dei continui salti nel passato, e soprattutto, una serie di flashback dentro ad altri flashback, per il lettore comincia a diventare un po' troppo complicato ricostruire l'ordine cronologico dei fatti e seguirli con ordine. Anche perché i ricordi molto spesso hanno origine da degli spunti, da delle frasi della protagonista, ma non hanno un momento preciso nel passato in cui collocarsi: si possono avere ricordi dell'anno precedente così come dell'infanzia e poi si riprendono quelli dei tempi attuali. Personalmente ho trovato questa scelta un po' contorta, non proprio azzeccata e, avendo letto appunto anche un altro romanzo della stessa autrice, posso affermare che non si tratta di una specificità del romanzo, ma proprio di una caratteristica stilistica e narrativa di Roberta Sorgato che personalmente non trova il mio, diciamo così, favore. 
Altro elemento di confusione, è il fatto che nella grafica la fine dei dialoghi non sia molto spesso segnalata e più di una volta mi sono trovata a dover rileggere più di una volta la stessa frase per capire chi stesse parlando, se il racconto fosse ancora incentrato sul passato o se Eva aveva ripreso a guardare il presente.

La protagonista è il personaggio meglio riuscito: psicologicamente caratterizzato, vivo, concreto se si può dire questo di una figura immaginaria, riflette una donna qualunque, alle prese con le sofferenze, con i sempre numerosi problemi e le onnipresenti delusioni della vita quotidiana. C'è anche da dire che, però, che la quantità di "imperfezioni" di cui è costellata la sua vita appare, in alcuni tratti, perfino esagerata: insomma, sembra quasi che non ce ne sia una che le vada bene fino alla fine. Il marito assente, il figlio lontano, la morte e l'abbandono di persone care, diverse scoperte sconvolgenti che la portano a rileggere tutto il suo passato in chiave completamente diversa... sembra quasi una forzatura di una vita davvero reale, e in alcuni tratti, ancora più forzati appaiono i personaggi. Non perché essi non siano verosimili, o non ci si possa appassionare ai loro discorsi - Massimo, ad esempio, un uomo che entrerà nella vita di Eva riportandola ad una "primavera" mai vissuta, dà un valore fondamentale alle origini, al legame con la propria terra e  le sue parole sono sempre vibranti di passione - ma hanno aspetti che personalmente non mi hanno convinta, che lasciano una sorta di perplessità, di incertezza su quale sia il modo migliore, il più corretto per giudicarli.

Lo stile della scrittura invece mi è piaciuto: sa trasmettere emozione e coinvolgere, è carico, forse a volte perfino un po' troppo, è sempre teso verso l'ultima parola, verso la fine di ogni pensiero, scena, ricordo. E' ricco e fluido, si legge molto volentieri, sebbene qualche virgola in più di quando in quando non avrebbe guastato.

I temi sono numerosi e vari: il ritorno alle origini, l'importanza della propria identità, di affrontare il passsato per costruire un nuovo presente, iniziare una nuova vita e ritrovare se stessi, amalgamati all'interno di un romanzo quasi autobiografico, in parte psicologico, ma comunque articolato, attraverso il quale sembra di poter scorgere l'anima , non tanto di Eva, quanto piuttosto dell'autrice stessa.
 
 

 

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