venerdì 27 dicembre 2013

A proposito di classici: Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Che cosa c'è di meglio che inaugurare a pieno titolo le vacanze natalizie con una bella recensione? Se poi il libro in questione è stato, pagina dopo pagina, un' incredibile e inaspettata sorpresa, allora direi che non si possa chiedere di più! Sempre nell'ambito del presudo-progetto "A proposito di classici...", ho letto "Il Gattopardo" e devo dire che mi è piaciuto molto, anzi, moltissimo! Volete sapere perché? Eccovi accontentati!

TITOLO: Il Gattopardo
AUTORE:  Giuseppe Tomasi di Lampedusa
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 1958
ANNO DELL'EDIZIONE: 1996
CASA EDITRICE: Universale Economica Feltrinelli
PAGINE: 247

TRAMA

"Siamo in Sicilia, all'epoca del tramonto borbonico. E' di scena una famiglia della più alta aristocrazia isolana, colta nel momento rivelatore del trapasso dal regime, mentre già incalzano i tempi nuovi. Accentrato quasi interamente intorno a un solo personaggio, il principe Fabrizio Salina, lirico e critico insieme, il romanzo nulla concede all'intreccio e al romanzesco tanto cari a tutta la narrativa europea dell'Ottocento. 
L'immagine della Sicilia che invece ci offre è una immagine viva, animata da uno spirito alacre e modernissimo, ampiamente consapevole della problematica storica, politica e letteraria contemporanea.
Tradotto in tutte le lingue, "Il Gattopardo" è ormai un classico della nostra  letteratura. L'edizione è conforme al manoscritto nel 1957."

RECENSIONE

Insomma, un romanzo storico. "Che schifo!" Si sa infatti che storia = noia = qualcosa che non serve a niente. E invece proprio no, e in questo caso non c'entra molto la mia particolare predilezione per la Storia. "Il Gattopardo" è uno di quei libri che non possono assolutamente mancare nella biblioteca di ogni lettore che si rispetti, in quanto rappresenta non soltanto un'opera che fornisce una ben precisa visione delle condizioni delle classi aristocratiche all'epoca della spedizione di Garibaldi e dei suoi Mille, della formazione del Regno d'Italia con annessi e connessi, ma anche un gran bel libro in senso strettamente letterario. Al di là della trama in sè e dei personaggi, quello che mi ha colpito maggiormente è stato soprattutto lo stile. Non avevo mai letto estratti di questo libro e pertanto affrontare le prime pagine è stata una piacevolissima scoperta: foglio dopo foglio, la meraviglia cresceva, perché  mi sono trovata di fronte ad uno stile raffinato, ricco di espressioni evocatrici e colorate, di frasi che con il semplice accostamento di parole ( "un seminarista vestito da generale", per citare quella che più mi è rimasta impressa ) riescono a delineare perfettamente il carattere di un personaggio o una situazione, facendola emergere nella sua verità che va oltre la mera apparenza. 

La storia ruota attorno alla figura del Principe di Salina, don Fabrizio, destinato ed essere l'ultimo grande esponente della sua casata e anche di una classe nobile sempre più in declino, schiacciata, forse a sua stessa insaputa, da una nascente borghesia. Quello che differenzia i nobili dagli altri non è, qui, solo il nome o un patrimonio rilevante: è la mentalità, la cultura, le tradizioni, la visione stessa del mondo e del suo trasformarsi. E proprio con il passaggio da un'epoca all'altra, i personaggi del libro, ma in special modo don Fabrizio, il "Gattopardo", devono confrontarsi, lasciando che "tutto cambi, affinché nulla cambi". Contrapposte a don Fabrizio e al suo alto lignaggio troviamo figure come don Calogero Sedara, padre della bella Angelica, giovane fiore di Donnafugata, la residenza estiva dei Salina, su cui Tancredi, ironico e affascinante nipote di don Fabrizio, ha messo gli occhi e che alla fine riuscirà a conquistare. E anche nella descrizione della storia d'amore fra i due, si vede bene come l'attenzione dello scrittore vada a ciò che si vede dall'esterno, mettendo in luce aspetti e particolari che fanno capire al lettore come, alla fine dei conti, l'amore sia sempre accompagnato da altro nella vita. Ma, tornando a don Calogero, egli è il prototipo del borghese siciliano: attento al denaro, al valore monetario di un ornamento più che alla sua espressione artisitica, alla sua bellezza, ambizioso ma allo stesso tempo inadeguato a inserirsi nell'aristocrazia.

La Sicilia, poi, fa da sfondo a tutto il romanzo. Una terra bellissima nei suoi paesaggi, crudele nella sua arsura, contradditoria nei suoi abitanti; povera gente e aristocratici che nel complesso formano uno scenario variegato, che vive a modo suo le battaglie risorgimentali, nel quale convivono entusiasmo, perplessità e reazionismo, accompagnati dalla più saggia lungimiranza di chi sa che, rivoluzione o non rivoluzione, nulla sarà in grado di cambiare la Sicilia e chi la abita.

Sicuramente è un libro che dovrebbero proporre in lettura ai ragazzi che affrontano l'argomento "Risorgimento" a scuola, e in effetti è proprio su indicazione del professore di storia che mi sono accostata, anche se un po' in ritardo, a questo capolavoro, ma per quanto ne so, ormai insegnare nelle scuole è un optional per molti... 
Ma qui si parla di libri, almeno oggi, e non di scuola, anche perchè non voglio rovinarmi le vacanze che sono appena cominciate!
Quindi concludo consigliandovi caldamente questa lettura, perché merita davvero e so per certo che ha riscosso l'approvazioni anche dei lettori che solitamente si astengono da simili libri, o dai libri in genere a dirla tutta. Provatelo, rimarrete affascinati dallo stile, dalla scioltezza, dalla capacità evocatrice dell'autore. Il mio più grande rimpianto, anzi, è che Tomasi di Lampedusa non ci abbia lasciato altri grandi romanzi, oltre a questo. Peccato davvero!

La famiglia Salina in un fotogramma del film "Il Gattopardo"





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