sabato 15 febbraio 2014

[ Recensione] Black Diamond di Erika Corvo

So che avrei dovuto scrivere questa recensione giorni fa, ma è sempre la solita storia: non c'è mai tempo a sufficienza per fare tutto quello che si vuole. Adesso poi, che a scuola hanno cominciato anche a consigliarci libri da leggere che poi finiranno in programma, il tempo per leggere quello che vorrei io è ancora più limitato. 
Ma passiamo a noi. Come da titolo, il libro recensito quest'oggi è Black Diamond di Erika Corvo 
( intervista qui se volete scoprire di chi stiamo parlando). La recensione del libro precedente, Fratelli dello Spazio Profondo, la potete trovare qui

 

TITOLO: Black Diamond
AUTORE: Erika Corvo
CASA EDITRICE: Youcanprint Self- Publishing
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2013
PAGINE: 327
GENERE: fantascienza
Ringrazio l'autrice per avermi gentilmente inviato il libro in formato PDF.

ESTRATTO

"Le nostre vite erano nelle mani di Heinz e Stylo. Appese a un filo, e quel filo, quant'era sottile! Inspirai profondamente con il viso tra le mani per schiarirmi le idee, pensando alle manovre da attuare. Non avrò mai abbastanza potenza nei motori da poter contrastare il suo moto rotatorio e la sua direzione. Quindi dovrò assecondarne il movimento, accentuandone la spinta ad ogni rivoluzione sul suo asse ogni qualvolta potrò dirigerlo nella mia direzione. Ma sarà maledettamente difficile. È già un'impresa disperata pensare di riuscire a governare questo povero relitto, figuriamoci un relitto attaccato a macigno più grosso di lui. Forza, Brian. Devi farlo. Possibile, non so se sarà possibile, ma almeno devi provarci. Riaccesi il surrounding flash cercando ancora una volta, caparbiamente, di capovolgere la situazione a nostro favore. Nella semioscurità del ponte di comando, qualcuno scoppiò in singhiozzi isterici. Qualcun altro cercò di calmare l'uomo e farlo smettere, ma inutilmente. La voce isterica, invece di placarsi, salì di tono. <<Non ce la faremo mai! Non ce la faremo! Moriremo tutti!>> <<Fatelo tacere!>> ordinai con rabbia senza voltarmi. Ci mancava solo un disfattista imbecille! Se il panico fosse dilagato, sarebbe stata veramente la fine. <<Siamo già tutti morti, non lo capite? Non ci salveremo!>> <<FATE TACERE QUELL'UOMO, HO DETTO! FATELO STAR ZITTO!>> gridai, fuori dai gangheri. Ekra e André balzarono in piedi e si lanciarono sullo sciagurato in preda alla crisi di nervi. Mentre uno dei due lo teneva fermo, l'altro lo imbavagliò con uno straccio. Dopo avergli immobilizzato le mani legandole dietro la schiena con la cintura dei suoi stessi calzoni, tornarono a sedersi ai loro posti. Ho già abbastanza cose di cui preoccuparmi, pensai, una volta ristabilito il silenzio, anche senza quell'idiota. Idiota. E chi l'ha detto, poi, che sia un idiota? Chi l'ha detto, che non abbia ragione lui? Quanto tempo potranno reggere, tutti quanti, senza crollare? E quanto tempo potrò reggere, io, senza crollare? Perché Stylo e Heinz non si sbrigano? Sono fuori già da dieci minuti e ancora niente. Mi sentivo sempre meno sicuro, man mano che i secondi trascorrevano senza che il pannello segnalasse qualcosa di nuovo. Ora devo dare una spinta coi motori... ecco, così va bene. Non gli sarà successo qualcosa? E se non si fossero ancorati bene allo scafo per la fretta e fossero finiti a volarsene via? E se gli fosse piovuto un asteroide sulla testa? No, brutta miseria, NO! Queste cose non devo neanche pensarle. Stylo non mi deluderà. Ma ha con sé soltanto tre tubi. E che ci fa, con tre tubi? Bastano, tre tubi, a schiodarci dalla coda quel macigno? E se non bastano? Chi glielo spiega, a questi uomini, che è davvero finita? Oh Dèi! Tredici minuti e ancora niente. Perché non si sente nessuna esplosione? Cosa stanno combinando, quei due, là fuori? CI SARÀ ANCORA, qualcuno, là fuori? Quindici minuti. Tanto valeva farsi ammazzare da quei federali. Almeno sarebbe stata una fine rapida. Dai, Brian, dov'è finito il tuo coraggio? Non mollare. Ora devi dare un'altra spinta coi motori, eccolo che si rigira di nuovo. Devi crederci, devi crederci ancora un po'. Diciotto minuti. Credere A CHE COSA? Non è possibile che non abbiano ancora piazzato quelle cariche, non è possibile; qualcosa dev'essere andata storta: è finita davvero, dunque? Stylo! Perché, Stylo?! Dèi del cielo, ma perché sto ancora qui seduto davanti a questo arnese, se è veramente tutto inutile? Che cosa sto facendo, io, qui? I secondi continuavano a scorrere, lenti come un'agonia, e ad ogni secondo in più, ognuno dei presenti si rendeva conto che si sarebbero dovute sentire delle esplosioni, e che invece non si sentiva nulla. Una voce prese a singhiozzare sommessamente. Un pianto dolce, composto, che nulla aveva a che vedere con l'isteria di poco prima, e che, paradossalmente, ebbe un effetto ancora più devastante. Una seconda voce si unì ai singhiozzi, poi una terza, una quarta, e poi un'altra ancora. Ma non riuscii ad ordinar loro di smetterla: avevo anch'io un nodo che mi attanagliava la gola, e non riuscivo a parlare. All'improvviso, una voce femminile iniziò a cantare, una voce piena di armonia che riconobbi istantaneamente: Louise. E il canto era lo stesso Inno di Fede che aveva intonato il giorno del nostro primo incontro, lo stesso giorno in cui aveva messo piede sulla Diamond. <<Ovunque mi trovi, spersa, impaurita o prigioniera, so che è il mio signore a guidare i miei passi. Egli mi condurrà a casa.>> Francamente, non sapevo che la Fratellanza della Divina Luce contasse tanti adepti anche tra i miei uomini: lo conoscevano tutti, a quanto pareva, quell'inno. Una seconda voce si unì quasi subito alla prima, seguita da una terza, una quarta, finché il ponte di comando non divenne un unico coro. Si mise a cantare anche chi non condivideva la loro stessa fede nel Signore della Luce: fu subito chiaro a tutti in modo inequivocabile che il Dio a cui alludessero non fosse tanto il Signore della Luce, quanto il signore seduto sotto il cono di luce, immobile al centro della sala davanti alla console di comando. Il solo ed unico Dio che li potesse salvare. <<...Egli vede più lontano del mio sguardo. Egli sa ciò che io non conosco. Sceglierà per me la Via da percorrere. Potrà sembrare impervia, potrà sembrare impossibile, ma so che Egli mi condurrà a casa...>> Impressi un'altra spinta all'asteroide con un impulso dei motori, e impercettibilmente mi raddrizzai sul sedile. Bastardi Dèi, non posso mollare, no, NO! Fino al mio ultimo respiro, io NON AVRÒ IL DIRITTO di arrendermi, pensai, ricacciando indietro il nodo che mi serrava la gola. Forza, Brian. Non puoi deluderli. Vedi di portarli a casa davvero. Un'esplosione echeggiò nello scafo, seguita da altre due; ma a quel punto nessuno sembrò farci caso più di tanto, a parte Jayzee che, eccitatissimo, levò gli occhi dal pannello esclamando <<Si è staccato, comandante! Si è staccato! Ce l'hanno fatta!>> <<Sì. Lo vedo anche sul flash.>> risposi semplicemente. <<...così io cammino nella Tenebra e nient'altro mi rimane se non la fede in Lui. Ma il mio cuore è sereno e la mia voce canta Il mio Signore mi condurrà a casa.>> "

RECENSIONE

Di "Fratelli dello Spazio Profondo" avevo scritto che la storia, pur coinvolgendomi, mi era sembrata un po' fredda e distaccata, un po' troppo manchevole del coinvolgimento dell'autrice e quindi, un po' priva di quel calore che conferisce la partecipazione della scrittrice stessa all'azione.  Questo giudizio però non si addice proprio a Black Diamond: l'impressione iniziale che ho avuto, approcciandomi a questa lettura subito dopo il suo prequel, è stata quella di una narrazione più vissuta, più coinvolta e coinvolgente. 
Protagonista assoluto è ancora una volta il pirata spaziale Brian Black, il Diamante Nero, accompagnato dal fedele Stylo: due personaggi che si impara subito ad apprezzare e, per quanto riguarda Brian, sono assolutamente curiosa di leggere le sue prossime avventure, che spero non tarderanno ad arrivare. Il Diamante Nero è un personaggio assolutamente geniale, e ha la possibilità di dimostrarlo più volte nel corso del romanzo: le soluzioni che è in grado di ideare per uscire dalle situazioni più difficili lasciano il lettore letteralmente a bocca aperta, e la cosa ancora più incredibile è che questo avviene senza che si abbia l'impressione di qualcosa di impossibile, insensato o ridicolo. Insomma, è un personaggio che si lascia ammirare. Altra cosa, la salvezza degli stessi personaggi principali non è mai scontata.

La trama è avvincente, ma per volontà dell'autrice, non dirò nulla, lasciando a voi tutto il gusto della scoperta e dell'avventura. Elemento, questo, che non manca: azione e colpi di scena la fanno da padroni, anche se, rispetto al primo episodio, ho trovato un equilibrio maggiore tra azione e relazioni personali dei personaggi. Inoltre, troviamo anche un personaggio molto particolare, Louise, una "Spunk" che rivelerà un bel caratterino, e di cui mi è piaciuta molto l'evoluzione. 
Per quanto riguarda questo aspetto dell'adrenalina, però, devo inserire anche un "ma": troppa azione finisce, paradossalmente, per rendere troppo monotono il tutto, perché diventa una condizione naturale e cessa quindi di essere qualcosa di eccezionale. Emozionante lo è, soprattutto nella prima parte, dopo, sinceramente, anche se non scade nè nel tono nè nei contenuti, diventa un po' meno eccitante. In pratica, c'è abbanstanza materiale per due storie.

Pro e contro anche per quanto riguarda i punti di vista. Mi è piaciuta l'idea, già applicata nel primo volume, di far raccontare la storia da personaggi diversi, che non fossero soltanto Brian e Stylo, ma allo stesso tempo, la scelta di questa tecnica implica di necessità che tali personaggi non possano raccontare nulla al di fuori di quello che vedono e sentono, ciò insomma di cui sono testimoni diretti. Invece questo non accade: il narratore del momento è in grado di riferire anche su ciò che avviene in un altro luogo, a persone che egli non ha mai visto e quindi di cui non può sapere nè il nome, nè tanto meno gli stati d'animo e i pensieri.  Un piccolo difettuccio che, comunque, è accompagnato da uno lessico corretto e appropiato, da una lingua scorrevole e con pochi errori, piacevole da leggere anche se a volte un po' troppo "asettica", troppo asciutta. Vero è anche che una simile impostazione rispecchia il carattere del protagonista, lontano da ogni stucchevolezza, ma sempre padrone di sè e della situazione. 

Un po' mi è dispiaciuto non ritrovare Juno Lancert, un personaggio che invece aveva avuto un ruolo di primo piano nel capitolo precedente, ma sapendo che la storia di Brian Black non si ferma a questo secondo libro, spero ti ritrovarla in futuro!
In definitiva, Black Diamond mi è piaciuto, anche se non è privo di qualche difettuccio: è un'opera di fantascienza che spazia tra una pluralità di temi, con situazioni che, nonostante siano ambientate nello spazio, possono benissimo essere associate a quelle terrestri e quindi rendono molto più semplice l'immedesimazione del lettore. Lo consiglio! E vi lascio anche il booktrailer!


                                            
   




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