lunedì 30 giugno 2014

[Recensione] Silver di Kerstin Gier

Ho sentito molto parlare di Kerstin Gier e della sua Trilogia delle Gemme, ma non mi ha mai incuriosita più di tanto e quando ho avuto "Silver" tra le mani e ne ho letto la trama, ho pensato che probabilmente il libro avrà avrebbe avuto anche i suoi lati positivi, ma che, se non me lo avessero regalato, non sarebbe mai entrato nella mia libreria. E' stata una sensazione così, a pelle, che purtroppo non si è smentita. Non odiatemi, ma purtroppo non ne sono rimasta entusiasta. Se vorrete leggere tutta la recensione, vi spiegherò anche perché. Vi avviso, c'è qualche piccolissimo spoiler...



TITOLO: Silver
SERIE: La Trilogia dei sogni (#1)
AUTORE:  Kerstin Gier
CASA EDITRICE:Corbaccio
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2014
PAGINE:322

TRAMA

"Porte con maniglie a forma di lucertola che si spalancano su luoghi misteriosi, statue che parlano, una bambinaia impazzita che si aggira con una scure in mano...I sogni di Liv Silver negli ultimi tempi sono piuttosto agitati. Soprattutto quello in cui si ritrova di notte in un cimitero a spiare quattro ragazzi impegnati in una inquetante cerimonia esoterica. 
E questi tipi hanno un legame con la vita vera di Liv, perché Grayson e i suoi amici sono reali: frequentano la stessa scuola, da quando Liv si è trasferita a Londra. Anzi, per dirla tutta, Grayson è il figlio del nuovo compagno della mamma di Liv, praticamente un fratellastro. Meno male che sono tutti abbastazna simpatici. Ma la cosa inquietante - persino più inquietante di un cimitero di notte - è che loro sanno delle cose su Liv che lei non ha mai riveltao, cose che accadono solo nei suoi sogni. Come ciò possa avvenire resta un mistero, esattamente il genere di mistero davanti al quale Liv non sa resistere... Mistero, amore, avventura, divertimento in un romanzo scintillante che incanterà anche i lettori più esigenti.".

RECENSIONE

Cari lettori, mettevi comodi, perché finalmente dopo molto tempo ho finalmente ritrovato un libro che mi ha fornito molti spunti e molto materiale per una bella, lunga e succosa recensione.
Tralasciamo la quarta di copertina, che come al solito stravolge la trama vera e propria, fa intendere una cosa e poi il lettore se ne ritrova un'altra... insomma, ho imparato che ormai questo è un vecchio trucco per attirare l'attezione e solleticare l'interesse.  

Bene, la prima impressione che ho avuto ( la seconda, in realtà, dopo quella citata sopra) quando ho cominciato a leggere questo libro, è stata quella di un qualcosa di già letto. Non tanto per la storia in sè, che presenta spunti originali di cui tratterò a breve, quanto piuttosto per l'intera impostazione e per lo stile stesso. Lo so, dipende, per quanto riguarda quest'ultimo, anche dalla traduzione, ma l'effetto sul lettore comunque non può prescindere dal modo in cui la storia è scritta. Bene, mi sembrava uno stile noto, un modo di raccontare già visto, l'organizzazione degli eventi prevedibile fino a chiedersi se davvero non avessi letto nulla di questa scrittrice. Eppure vi assicuro che Silver è il mio primo libro della Gier. Senza divagare tanto: ho avuto la netta sensazione che l'autrice abbia tentato di uniformarsi in tutto e per tutto alle richieste del mercato di giovani teenager a cui il libro è rivolto, a discapito di una sua personale originalità. E questa sensazione non mi ha mai abbandonato, nel corso della lettura. E se c'è una cosa che proprio non mi piace, è ritrovarmi tra le mani un mero prodotto commerciale, fatto più per vendere  che con l'intento di scrivere un buon libro.

Ora, la trama, come dicevo, non è da buttar via: forse non è tutta questa originalità, ma ha comunque un fondo intrigante. L'idea di una dimensione, diciamo così, dove è possibile accedere ai sogni delle persone attraversando una porta è intrigante, anche se a parer mio avrebbe potuto essere sviluppata in modo diverso.
A non convincermi sono stati i personaggi, a partire dalla protagonsita, Liv Silver. Non ha niente di indimenticabile, nè di così straordinario, anzi, tutto quelle che le accade attorno è piuttosto prevedibile: i ragazzi più stupendamente belli della sua nuova scuola si interessano subito a lei e, manco a dirlo, le chiederanno di prendere parte a un loro particolare "gioco". Immancabilmente, uno di loro dimostrerà un particolare interesse personale per la nuova arrivata. Le reazioni di Liv, quando le viene proposto di prendere parte a strane cerimonie, quando si parla di evocare demoni e altro non sono e non possono essere quelle di una persona reale, a meno che non sia completamente priva di senno. E' vero che all'inizio Liv crede che non ci sia nulla di vero, ma ugualmente non mi ha soddisfatta. E anche gli altri personaggi... li ho trovati poco incisivi, tanto che di alcuni non mi ricordo già il nome, e questo la dice lunga su quanto mi siano rimasti impressi. Anche Henry, il ragazzo che si avvicinerà di più a Liv, mi è sembrato troppo stereotipato, anche nelle battute. Il suo particolare desiderio ( durante una particolare serata, prima che Liv arrivasse, i ragazzi del gruppo avevano ciascuno espresso un desiderio) è fiutabile a mille miglia di distanza.

Il momento più sorprendente è stato però il finale, il momento di massima azione. Solo che... non c'è, l'azione. Eh sì, proprio così. Quando le cose stanno prendendo una piega inaspettata, forse l'unica che davvero un lettore non avrebbe potuto prevedere, l'autrice che cosa fa? ELLISSE. Un grande, ingiustificato salto nel vuoto, che porta dal punto di maggior tensione alla fine di tutto, quando i cattivi sono già statti sconfitti e tutti possono vivere felici e contenti. Insomma, al lettore non viene concesso di sapere come sono andati i fatti, deve accontentarsi di leggere che Liv è in guai molto, ma molto grossi, poi si sentono delle voci, arrivano i nostri e... puff, fine capitolo e inizio epilogo. Cara Kerstin, così non si fa! Che cosa ci voleva a scrivere qualche pagina in più, dico io?
Ecco, questo ha ulteriormente confermato la mia ipotesi iniziale. Potrei quasi pensare che la Gier non sia in grado di scrivere scene d'azione e di tensione, limitandosi a scrivere di amori che nascono e si sviuluppano, restando più sul "rosa" che sul "nero" o su qualsiasi altro colore. Non basta citare cerimonie esoteriche e demoni della notte per creare un'atmosfera cupa, dark. Bisogna anche rendere effettivo tutto questo, e la Gier, secondo me, è riuscita a farlo solo a livello superficiale.

Per onestà devo dire che comunque l'ho letto volentieri, avida di sapere come sarebbe andato a finire, ma sono rimasta un po' perplessa e delusa dal taglio netto della scena più importante. Silver è, a conti fatti, un libro che mi è relativamente piaciuto, ma se anche non dovessi mai arrivare a leggerne il seguito, non me ne interesserebbe molto... Ah, ora ricordo anche perché: perché finsice con la frase più banale è scontata con cui un libro possa finire. Questa è stata una cosa anche un po' patetica, sinceramente.
Insomma, averlo letto o no non avrebbe fatto differenza, non mi è rimasto praticamente nulla. 
Ma questa è solo la mia esperienza, adesso sono curiosa di sapere che cosa ne pensate voi. Avete letto altri libri della Gier? Che cosa ne pensate?



Nessun commento:

Posta un commento

Che cosa ne pensi di questo? Di' la tua!