venerdì 18 luglio 2014

(Progetto trasloco #2) [Recensione] La vita accanto di Mariapia Veladiano

 
 Ho deciso di traslocare. No, in realtà non cambio casa, ma ho deciso di portare tutte le recensione che erano state pubblicate sul mio primo blog, "Goccia blu", su "Libri del cuore e cuori di libri", prima che Libero mi disattivi il profilo... Blogger è decisamente meglio come piattaforma, offre molte più possibilità ed è anche più facile da gestire, per cui per non perdere le mie vecchie recensioni ve le riproporrò qui. Quindi, dove compararià la scritta "Progetto trasloco", sappiate che si tratta di recensioni vecchie, scritte anche anni fa, e non di quelle dei libri che sto leggendo in quel momento.
 

Titolo: La vita accanto
Autore: Mariapia Veladiano
Collana: Stile Libero Big
Anno di pubblicazione: 2011 ( 4° edizione)
Pagine: 163
Note: Vincitore del " Premio Calvino 2010"

 TRAMA

"Una bambina brutta è grata a tutti per il bene che le vogliono, sta al suo posto, ringrazia per i regali che sono proprio quelli giusti per lei, è sempre felici di una proposta che le viene rivolta, non chiede attenzioni o coccole, si tiene in buona salute, almeno non dà preoccupazioni dal momento che non può dare soddisfazioni. Una bambina brutta vede, osserva, indaga, ascolta, percepisce, intuisce; in ogni inflessione di voce, espressione del viso, gesto sfuggito al controllo, in ogni silenzio breve o lungo, cerca un indizio che la riguardi, nel bene e nel male. Teme di ascoltare qualcosa che confermi quello che sa già, e cioè che la sua esistenza è una vera disgrazia.
Spera di sentire una parola che la assolva, fosse pure di pietà. Una bambina brutta è figlia del caso, della fatalità, del destino, di uno scherzo della natura. Di certo non è figlia di Dio."

RECENSIONE

Protagonista di questo libro è Rebecca, una bambina talmente brutta da sconvolgere la vita della sua famiglia e turbare quanti la vedono. Fin dalla nascita le cose per lei non sono facili:il padre, ginecologo, è spesso assente e si sente inadeguato a prendersi cura di un simile abominio, la madre è caduta in una forte e muta depressione subito dopo il parto, la zia, gemella del padre ed esuberante musicista, la mostra un affetto destinato a scomparire ben presto, assieme a lei. Solo Maddalena, vedova a cui un incidente ha tolto marito e figli, assieme a Lucilla, compagna di classe, sembrano volerle davvero bene, al di là del suo aspetto.
Tenuta nascosta agli occhi del mondo a causa della sua bruttezza fino alle elementari, Rebecca cresce con la musica, suonando il pianoforte come le ha insegnato zia Emilia, sperando sempre che quelle note raggiungano il cuore della madre, costantemente presente come un'ombra nera nella sua vita. Tra lo scherno e i sussurri dei compagni di classe, la forza di chi cerca di difenderla e di chi invece la reputa un oltraggio per i proprio figli, tra certezze che si rivelano sempre meno solide fino a sgretolarsi, nel bene e nel male, la bruttezza di Rebecca la segue dappertutto, rendendole difficoltoso, malgrado il suo grande talento, perfino l'entrata in conservatorio.
Alla fine Rebecca saprà trovare il proprio posto nel mondo: dietro un sipario, a prestare le proprie dita e la propria musica a giovani e belle attrici che, a differenza di lei, non hanno nulla da temere dal mondo.
E' il primo libro che leggo di quest'autrice, per cui non posso fare paragoni con le sue eventuali altre opere.  Il libro è risultato essere vincitore del "Premio Calvino 2010", cosa che comunque non giustifica assolutamente il suo prezzo: 16 euro per appena 163 pagine stampate. " La vita accanto" si è rivelata una lettura leggera, bastano poco più di un paio di ore per finire il libro, tuttavia proprio la sua brevità è, a mio parere, la sua più grande debolezza: manca il tempo di affezionarsi ai personaggi, non si ha la possibilità di capirne a fondo la psicologia, di immergersi nella realtà raccontata in prima persona da Rebecca, consapevole di essere brutta, ma tuttavia, nel suo profondo, non rassegnata alla sorte che il destino sembra avere in serbo per lei, e cioè quella dell'isolamento e della quasi totale solitudine. Anche se non tenta mai approcci, Rebecca è consapevole della propria bruttezza e ha imparato a conviverci, ma alla fine, malgrado tutto, riuscirà a fare della musica il suo lavoro.
I personaggi, pur distinguendosi gli uni dagli altri per determinate caratteristiche peculiari, mancano di un vero spessore, risultano solamente come attori marginali nella recita della piccola Rebecca.
Più volte, durante la lettura, ci sono stati attimi di confusione:fin dalle prime pagine infatti l'autrice inserisce elementi e indizi che riguardano sia il passato che il futuro della protagonista ma che vengono spiegati solo nei capitoli successivi, con flashback e flashforward che spesso si confondono fra loro in quanto non sempre ci sono indicazioni di tempo per capire quando si tratta di uno e quando dell'altro. Per esempio, in un capitolo ci si ritrova sbalzati avanti di dieci anni, senza preavviso, in quello successivo si ritorna bruscamente indietro, all'infanzia della protagonista, periodo che continua ed essere spiegato fino ad un altro "salto".
Lo stile è semplice, non particolarmente ricercato, scorrevole e questo contribuisce a rendere il libro mai noioso, mai banale ma sempre piacevole, con l'aggiunta di anche qualche elemento sorpresa, per quanto piccolo.
Si arriva fino alla fine quasi senza problemi, passando attraverso tutta la vita, o meglio l'esistenza, di Rebecca.
Tuttavia, benchè la Veladiano illustri con dovizia di particolari cosa significhi essere diversi, non riesce ad avvolgere il lettore, a coinvolgerlo abbastanza da trasportarlo all'interno della storia, forse anche a causa della tecnica narrativa che molto spesso, anziché mostrare o anche solo raccontare, tende a far intuire aspetti ed episodi. Le descrizioni, benché essenziali, sono in realtà molto brevi e sommarie, e ciò non aiuta a percepire la storia. E' come se il dolore, di cui forse la scrittrice avrebbe voluto rivelare l'essenza al lettore, non riuscisse a staccarsi dalle pagine del libro, restando così imprigionato tra segni d'inchiostro.
"La vita accanto" non è un libro noioso, ma manca di quello "spessore" ( anche fisico) che va al di là di ciò che è narrato e dei suoi contenuti e che, al termine della lettura, lascia un sapore particolare in bocca e nell'anima.


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