giovedì 16 ottobre 2014

Intervista al Blogger: Elia Mangiaboschi

Ben ritrovati in questo spazio libresco, amici e amiche! Sapete cos'è la cosa bella del giovedì, almeno fino a gennaio? Che ho lezione solo la mattina, e poi venerdì, sabato e domenica sono completamente libera! Beh, libera forse è un po' esagerato... diciamo che posso rinchiudermi in stanza a studiare fino a perdere l'uso della vista.
Ma non sono qui per raccontarvi le mie faccende, quindi passiamo al vero argomento di questo post, ossia l'intervista a... un blogger! E' la prima volta che faccio una cosa simile, per cui spero di aver fatto qualcosa si decente, in caso avvisatemi così per la prossima volta vedrò di migliorare.
Curiosi di sapere chi ospita oggi il blog? Il suo nome è Elia Mangiaboschi, e nel suo blog racconta della sua vita. Ecco che cosa ha risposto alle mie domande...



     1) Dunque, la prima cosa che colpisce di te è sicuramente il tuo nome, Elia Mangiaboschi. È un nome decisamente suggestivo, per cui la prima domanda che mi viene è: hai avuto la fortuna di nascerci oppure è il tuo nome d’arte? Ha un particolare significato?

Beh sì, ci sono nato, cioè, è di mio padre. Il cognome dico. E prima di essere suo è stato di mio nonno e così via per generazioni e generazioni. Una bella storia quella dei Mangiaboschi, alle volte nel blog che scrivo la racconto, la mia famiglia insomma. Mangiaboschi è il mio cognome (e Elia il mio nome), non è un nome d’arte, è proprio il mio. Io lo adoro, anche se da ragazzino ogni tanto mi ci prendevano in giro e riflettendo anche da adulto. Al lavoro ad esempio non la smettono mai, mi chiedono se ho digerito soprattutto. Ma d’altra parte al lavoro da me non è che siano molto simpatici, i colleghi voglio dire.

       2) Sicuramente questo post sarà letto anche da qualcuno che ti scopre oggi per la prima volta: vuoi dirci qualcosa su di te? Giusto così, per darci un’idea. Insomma, raccontaci un po’ della tua vita a tua discrezione!

Eh, la mia vita. La mia vita sta un po’ tutta sul blog, che è una sorta di diario romanzato, uno di quei diari segreti che si fanno da ragazzini. Hai presente? Solo che non ha niente di segreto, è di tutti, è per tutti. Comunque sì, scusa, divago troppo. Mi chiamo Elia Mangiaboschi, ho trent’anni, anno più anno meno e faccio l’impiegato. Lavoro per “Meccanic A”, un’azienda che si trova all’Eur, a Roma. Faccio pacchi e timbro ricevute. Tutto qui; il palazzo dove lavoro è alto, molto alto, e ha più piani, ogni piano ha la sua mansione. Nei sotterranei ci vivono i troll che assemblano i pacchi (che io preparo attraverso appositi adesivi). Io sto al Piano G, assieme all’Uomo-Che-Parla-Con-La-Stampante e ad altri impiegati poco raccomandabili. In cima, in alto, c’è il Principale. In pochi l’hanno visto, dicono sia una sorta di divinità nascosta, celata. Sono nato a Magliana; Magliana l’adoro, è il mio quartiere, la borgata, e lì ho parecchi amici. A Magliana ci vivono i miei e anche mia nonna; mia nonna è una strega, cioè, viene dal sud, da Colobraro e tutti, nel quartiere, pensano sappia togliere il malocchio. Adesso vivo a Trigoria, estrema periferia di Roma, assieme al mio amico Simone. Ah sì, adoro andare in bici. Ma non tipo ciclista della domenica, macché, la bicicletta io la uso come mezzo di trasporto. 

       3)  Come nasce il tuo blog? Da quanto tempo lo tieni? Personalmente sono curiosa di conoscere anche la storia della tua attività di blogger, quindi non trattenerti.

Il blog nasce dalla voglia di raccontare e di mettere ordine nella mia vita. Ho una scadenza, il martedì e questo mi obbliga a scrivere tutte le settimane, sono pigro io, molto pigro. Adoro le scadenze, gli obblighi, mi servono, altrimenti passerei tutto il giorno senza far niente. Come quando fai sport no? Ecco, io non sono il tipo da svegliarsi la mattina presto, indossare un paio di pantaloncini e cominciare a correre per strada, non ne ho la forza (e neanche la costanza); a me servono gli obblighi. Se so ad esempio che devo andare a nuoto due volte a settimana (io non faccio nuoto) e che il mio istruttore  mi darà degli ordini per me è più facile. Stessa cosa con la scrittura, con la scadenza del martedì per me è tutto più semplice.
L’idea del blog mi è venuta qualche mese fa, ad aprile, ma era già da un po’ di tempo che ci pensavo. Poi un giorno l’ho fatto (io che con la tecnologia ci capisco poco e niente), mi sono aperto la pagina e ho preso a scrivere le storielle. Uno, due, tre, quattro, cinque racconti; hanno tutti un filo conduttore, tipo una serie televisiva, ma ogni storia è autoconclusiva. A me divertono e divertono pure ai lettori e alle lettrici, quindi credo che vada bene…

         3)  Sul tuo blog scrivi della tua vita, delle tue giornate. Come mai, tra tutti i motivi possibili per aprire un blog, hai scelto proprio questo? Nella tua home page si intuisce molto, ma ricevere una spiegazione direttamente da te non ha paragoni!

Io credo che la vita sia una cosa parecchio divertente da descrivere. Penso che la realtà vada ben al di là della fantasia e che i personaggi che la popolano siano tutti (o quasi) interessanti soggetti per le storie. Ognuno di noi ha un segreto, delle ambizioni, delle manie. La realtà è strana, muta di continuo e così fa la vita. La mia vita è uguale alla tua, abbiamo gli stessi problemi, gli stessi difetti. Dobbiamo affrontare il dramma del (non) lavoro, il precariato, l’amore, le amicizie, il vicinato, le riunioni di condominio, la scuola, le sfide. Siamo alla perenne ricerca di noi stessi. Sempre, in ogni istante. Ci addormentiamo pensando, ci svegliamo straniti. È un romanzo la vita e ogni avvenimento un racconto. È bella per questo. È unica, particolare e di tutti. Quindi mi piace, mi piace descriverla. Mi servono risposte, o almeno riuscire a formulare le domande. Il blog mi aiuta.

       4) Ho letto qualche post del tuo blog e devo dire che con le parole ci sai fare molto. Sei un aspirante scrittore? Hai qualche romanzo, qualche racconto nel cassetto, o pensi di averlo tra qualche tempo?

Non so. Non so se sono un aspirante scrittore o se, più semplicemente, mi piace scrivere. Non mi sono mai posto questa domanda. Io scrivo perché ne ho bisogno, c’è chi va dallo psicologo, io mi metto davanti al computer. Ne ho bisogno, veramente, non posso farne a meno, è come una piacevolissima droga, solo che è gratuita e, in linea di massima, non fa male. E’ utile anzi, mi serve, altrimenti la testa mi scoppierebbe. Ci sono mille personaggi che affollano la mia immaginazione e ognuno vuole dire la sua, buttando giù una pagina un pochino li soddisfo, quindi lo faccio. Mi piace il suono delle dita che premono sui tasti, i pensieri che scompaiono, la stanza che si annulla, la sigaretta che accendo ogni volta a metà racconto. Mi piace perdermi e non so farlo in altri modi. Credo che una persona che scrive non lo faccia tanto per un’ambizione futura ma piuttosto per necessità. Sì, per me è necessario. Lo faccio da sempre, da quando ero ragazzino e la professoressa delle medie mi stracciava i compiti in classe dicendomi che «Questo no, non è italiano».
Di romanzi nel cassetto ne ho, sono ben chiusi e aspettano il momento giusto di uscire. 

        5)  Inoltre ho notato anche una sottile ironia in quello che scrivi, una capacità di velare tutto di un velo di divertimento, quasi di assurdità. E’ un aspetto che mi ha colpita e divertita molto leggendo i tuoi articoli. E’ un qualcosa che ti viene naturale oppure ci hai lavorato su? L’effetto è molto accattivante!

Quando mi metto davanti al computer le parole escono da sole, non mi impegno, loro sono già lì, basta seguire il flusso. Scrivo di getto, senza pensare, senza riflettere. Certo, so di cosa voglio parlare e, in linea di massima, so come andrà a finire il racconto ma non seguo schemi o altre cose (diversa storia per la stesura di un romanzo, lì seguo una scaletta ben specifica). Insomma, il racconto esce da solo. Forse perché a me piace la parola sporca, quella parlata. Adoro il linguaggio della strada, fatto di inflessioni dialettali e di gesti. Ecco, cerco di scrivere così, senza troppi ghirigori, senza pensieri. Correggo certo e la correzione è pura logica. La correzione è una cosa fredda, priva di creatività. Ma la prima stesura del racconto è un qualcosa che viene di getto, senza forzature, come se il vecchio appollaiato tutto il giorno al bar a bere amari, quello che parla con tutti, mi dettasse le parole. Quando parli non rifletti, parli e basta. A mio avviso anche la scrittura deve essere così, altrimenti perde di freschezza, di spontaneità e rischia di diventare fredda, perfetta ma fredda, troppo calcolata. A me piace la scrittura imperfetta, la scrittura imperfetta è la vera scrittura. Un bravo scrittore (o almeno quelli che mi leggo io) deve riuscire a far questo, deve riuscire a farmi sentire la sua voce  resa roca dalle troppe sigarette fumate.
 

7) C’è qualcos’altro che vorresti raccontare, di te, della tua vita, delle tue idee?

Certo, di cose da raccontare ce ne sono ancora milioni e ce ne saranno sempre. La vita è una grande avventura e vale la pena descriverla ma se lo facessi adesso, durante l’intervista, beh, credo che, anche questa cosa, diventerebbe un mio racconto.


***
Devo confessare che solo recentemente ho scoperto questo blog grazie al suo stesso autore e ho letto, come dicevo nell'intervista, qualche post, e consiglio anche a voi di farci un salto, lo stile di Elia è davvero molto particolare, invoglia alla lettura, è intrigante e strappa anche qualche sorriso. Ogni martedì troverete sul blog un nuovo post, questo è l'indirizzo: http://eliamangiaboschi.blogspot.it/.

Che ne dite? ^_^






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