venerdì 10 ottobre 2014

(Progetto trasloco #16 ) [Recensione] Libero arbitrio di Caterina Armentano




TITOLO: Libero Arbitrio
AUTORE
: Caterina Armentano
CASA EDITRICE: 0111 Edizioni
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2010
PAGINE: 196
GENERE: Sentimentale

RECENSIONE

In un paesino della Calabria, non ben specificato, si consumano le vicende sentimentali e non di alcune donne. E' così che entriamo nella vita di Rebecca, che ci racconta le sua storia in prima persona, di Ester, di Cosima, sua sorella, di Raffaella, di Miriam e di altre co-condomine alle prese con la loro a volte tragica quotidianità.
Rebecca è felicemente sposata con Alfonso, che ama profondamente, ma la sua vita è segnata anche dal dolore per la perdita prematura di due figli, che Dio le ha trappato prima ancora che potessero vedere la luce. Ester ha un marito invidiato da tutte, all'apparenza è la classica donna perfetta, ma il non riuscire ad avere dei bambini getterà un'ombra sulla sua vita che, assieme ad un sogno che ricorre tutte le notti, in cui la donna crede di vedere la propria futura figlia, la porterà a compiere delle scelte drastiche che cambieranno per sempre la sua vita, sconvolgendo anche quella della migliore amica Rebecca. Cosima è sottomessa al marito, vittima delle sue violenze e di un mondo che non riesce ad affrontare; è madre di due bambine, ma non si accorge che Antonella, la più grande, nonostante i suoi sedici anni fa uso della pillola del giorno dopo. Gianna è invece una madre che si sente oppressa dal suo ruolo, che vede i figli com sanguisughe che attentano alla sua libertà e per questo abortisce di nascosto da marito, Raffaella vive sempre relazioni sbagliate, per poi subirne le conseguenze, Miriam, aspirante attrice e assetata di successo, non sopporta più la sua condizione di moglie e madre.
Sono tante le vicende che si intrecciano e tra tutte Rebecca sarà quella che più di ogni altra le vivrà sulla propria pelle, soffrendone, riuscendo a godere soltanto per qualche brevissimo battito di ciglia di quella felicità che tanto anela di poter condividere con l'uomo di una vita.
In questo condominio, ma più in generale nel paese intero, i pregiudizi, l'ignoranza di alcune persone e le malelingue, i pettegolezzi e le indiscrezioni che sanno ferire porteranno dolore a chiunque decida di fare altrimenti, di non seguire le regole, di agire di testa propria al di là di quello che pensa la gente, di avvalersi del proprio libero arbitrio.
In questo libro ho trovato quasi solo pregi. La scrittura è fluida, misurata, essenziale sotto un certo punto di vista. La Armentano non si perde in giri di parole, in ghirigori letterali che, in un libro che parla soprattutto di sentimenti, rischierebbe soltanto di appesantire e annoiare.
Ho trovato, a dire la verità, alcuni errori, non tanto grammaticali ma più che altro per quanto riguarda la punteggiatura, che a volte è un po' carente mentre una pausa ci sterebbe bene. Tra i difetti, annovereri anche l'eccessivo pessimismo della scrittrice: ho capito che vuole scrivere un romanzo in cui siano i sentimenti a farla da padroni, dove con sentimenti si intende il dolore, la delusione, ma anche l'amicizia, più raramente la felicità e la gioia, ma di tutti i personaggi che interagiscono, non ce n'è uno la cui vita vada nella giusta direzione. Passatemi l'espressione un po' volgarotta, ma in condominio in cui abita Rebecca è abitato praticamente solo da sfigati! Certo, la vita non è facile per nessuno, problemi e sofferenze ci saranno sempre, ma qui siamo davvero a casa disperati! Ogni personaggio, anzi, si potrebbe dire ogni donna, ha una sua crisi personale, un motivo di lagnarsi della propria esistenza, dimostrandosi al contempo sempre pronta a giudicare gli altri e a spettegolare con pregiudizio.
La Armentano è comunque riuscita bene ad evocare nella mente del lettore l'ambiente in cui si svolge la storia, o meglio, le storie: un paese, appunto, dove la mentalità generale è ancora abbastanza ( per non dire molto) bigotta, dove praticamente tutti sono malpensanti e non si rendono conto che le loro frecciate ghicciate potrebbero ferire profondamente le persone a cui sono indirizzate. E no, non siamo nel secondo dopoguerra, ma ai giorni nostri, più precisamente qualche anno fa, dal momento che il racconto si svolge nell'arco di un paio di anni, dal 2005 al 2007.
Anche se, in effetti, si può far risalire l'inzio a molto prima, a quando Ester aveva appena tredici anni e, in sogno, ha avuto la visione della sua bambina, quella stessa bambina che ha inseguito per tutta la vita, con la certezza di raggiungerla, un giorno o l'altro. Certezza che però non necessariamente sarà confermata.
L'abilità dell'autrice si rivela, comunque, nell'essere in grado di dipingere l'universo interiore della protagonista e nel far intendere quello delle altre persone, e sotto questo punto di vista la molteplicità delle vicende diventa un punto di forza, anche perché la Armentano non lascia sfuggire nulla al suo controllo. E così il lettore si sente partecipe delle emozioni sconvolgenti di Rebecca, delle sue sofferenze, della sua voglia di riscatto nei confronti della vita, ed è altrettanto dolorosamente partecipe della triste storia di Ester. Alla fin fine, sono queste due donne le vere protagoniste di questo romando, è Ester quella che determinerà il corso della sua vita scegliendo appunto di avvalersi del suo libero arbitrio.
Il libro è intenso, ma breve, per cui, disponendo anche soltanto di un paio di ore al giorno, lo si finisce in pochissimo; la brevità dei capitoli secondo me aiuta molto, perché il lettore non si stufa e può prendersi una pausa quando vuole, senza dover aspettare di giungere alla fine del capitolo stesso.
Quindi un libro da leggere sotto l'ombrellone, non privo alla fine di colpi di scena e della capacità di strappare un sorriso, dopo tutte le lacrime versate da chi del libro è protagonista.

"Spesso nascondiamo la testa sotto la sabbia convinti che nessuno possa vederci, senza renderci conto che il resto del corpo rimane fuori, in balia delle intemperie e delle tempeste e mentre ci crogioliamo nell'egoismo marcio di una credenza abituale, gli altri ci guardano e ci giudicano e il tempo si consuma."

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