martedì 16 dicembre 2014

[Recensione] L'amante di Roma di Kate Quinn

Buongiorno lettori! Oggi torno a farmi viva con la recensione di un "grande romanzo storico" di Kate Quinn.
Quando ho letto la trama di questo libro, non ho esitato un solo istante a scaricarlo sul Kindle: una storia d'amore travagliato ambientata nell'Antica Roma, imperatori e gladiatori, una donna contesa...peccato, però, che le mie aspettative siano state totalmente deluse.

TITOLO: L'amante di Roma
TITOLO ORIGINALE: Mistress of Rome
AUTORE: Kate Quinn
CASA EDITRICE: Newton Compton Editori
PAGINE: 412

"Tea è una schiava ebrea costretta a servire Lepida Pollia, una padrona bizzosa e crudele che le contende l’amore di Ario, invincibile gladiatore divenuto l’idolo delle folle del Colosseo. Lepida fa di tutto per separarli, giungendo a venderla per allontanarla dalla Città Eterna. Ma nel corso degli anni Tea, grazie alla sua bravura come cantante, si guadagna una celebrità che la porta a contatto con le più importanti personalità dell’impero, crescendo il figlio avuto da Ario. Nel frattempo il suo amato gladiatore continua a dominare l’arena e a rimpiangere i pochi momenti di felicità trascorsi con lei. Il talento di Tea attira l’attenzione dell’imperatore: il folle, paranoico e sanguinario Domiziano, che ne fa la sua amante costringendola a una vita di orrori e sevizie, rendendo sempre più fosco il suo destino. Ma anche il destino di Domiziano è segnato dalla sua stessa pazzia..."


La Newton Compton e i romanzi storici non sono compatibili. Nemmeno alla lontana. Me ne ero già fatta un'idea leggendo, qualche mese fa, "La Regina del Nilo" di Javier Negrete, che mi era piaciuto poco dal punto di vista storico, e questo pensiero mi è stato confermato con questo nuovo libro.
Un libro che, mi dispiace dirlo, mi ha fatto storcere il naso fin dalle prime pagine. Solo verso la fine la mia opinione è leggermente migliorata, ma proprio poco poco. Sono rimasta molto stupita, anzi, di scoprire che una casa editrice di una certa fama come questa abbia accettato di dare alla luce un romanzo simile, e ancor più lo sono stata quando ho letto commenti entusiastici di scrittori famosi sul sito della stessa CE. Ormai però ho imparato: mai fidarsi di un libro quando ci sono più di due frasi tratte da commenti di altri scrittori! C'è sicuramente qualcosa sotto!

Questa sarà una recensione molto lunga, per cui mettetvi comodi. Per chi non ha il tempo di leggerla per intero, cercherò di evidenziare le mie critiche principali, in modo che siano facilmente individuabili. 
Dunque, da dove cominciare? Era da moltissimo tempo che non prendevo appunti per scrivere una recensione, ma questa volta l'ho trovato davvero necessario. Ah, e avviso che probabilmente inserirò anche qualche piccolo spoiler, vedrò magari di segnalarlo con qualche asterisco.

Inziamo dalla storia: assolutamente nulla di che. Questo fantomantico destino di "una donna contesa tra un gladiatore e un imperatore", beh... io la contesa l'ho a stento intravvista, e solo nell'ultimo scarso 30% del libro; la "grande storia d'amore" viene resa in modo davvero pessimo e superficiale. I personaggi? Più piatti di sottilette, con reazioni che non stanno nè in cielo nè in terra. L'unico personaggio con un minimo di caratterizzazione è il senatore Norbano, l'unico che sia riuscita davvero ad apprezzare. Poi abbiamo la sua giovane moglie, Lepida Pollia: il massimo stereotipo della matrona romana lussuriosa, di una banalità elevata all'ennesima potenza, fastidiosa come una zanzara e dai pensieri più stupidi di quelli di un bambino **

(in punto di morte pensa solo al fatto che le si sia spezzata un'unghia e che i capelli le si sono spettinati -.-).

**
 Insomma, non sono riuscita a sentirli vivi, questi personaggi, l'amore che dovrebbe essere il centro della vicenda non viene percepito, non viene reso nel modo giusto. All'inizio, anzi, è spiegato così male da risultare molto frettoloso e privo di contenuto. Anche l'imperatore Domiziano, che essendo un personaggio storico avrebbe potuto diventare il personaggio più incisivo, non mi ha convinta. Ma almeno, se mi chiedeste che caratttere ha, vi saprei rispondere, cosa che, a lettura terminata, non posso dire di molti altri.

Una cosa che ho detestato sono stati i cambi improvvisi e non segnalati non solo dei punti di vista, ma anche dei contesti spaziotemporali. La storia viene raccontata da un certo personaggio e poi, improvvisamente... puf! La riga dopo non abbiamo più il suo punto di vista, ma quello di un altro personaggio, che magari si trova in un luogo completamente diverso da quello precedente. Il tutto senza neanche una riga bianca di stacco. E poi, non ho capito perché la Quinn ha deciso di far raccontare la storia in prima persona da alcuni personaggi - senza che però questo impedisca loro di sapere esattamente che cosa pensino e cosa vogliano fare altri personaggi che magari nemmeno conoscono - e da altri in terza persona. L'ho trovata una scelta fastidiossima, che segna un punto a sfavore di tutto il romanzo. E tra l'altro, Tea, la protagonista, per la prima metà del libro... è quasi assente. E come se non bastasse, ci sono personaggi che raccontano in prima persona la propria morte, in modo del tutto assurdo: se hanno raccontato tutta la storia in prima persona, si suppone che al termine di tutta la vicenda fossero ancora vivi per raccontarla, o no?

Poi, parliamo un attimo dei gladiatori: come confessa la stessa Quinn nelle note finali, ha lavorato parecchio di fantasia nel descrivere i duelli al Colosseo: cose tipo sei uomini contro uno ( neanche a dirlo, l'uno vince) ma la cosa che ho trovato ridicola è stato definire i gladiatori "teppisti". Gladiatori, teppisti? Tra tutte le parole che ci sono al mondo, perché proprio una così stupida per definire degli schiavi guerrieri??? Voi riuscireste ad associare l'immagine del Gladiatore di Ridley Scott a quella di un teppista? Io no, nemmeno se mi pagano.

Alcune situazioni sono davvero assurde e irreali: persone che si trovano senza problemi in mezzo a resse indescrivibili, bambini che si fanno chilometri e chilometri a piedi e da soli senza che succeda nulla, gruppi di personaggi che da una manciata diventano la riga dopo una frotta intera sbucata da chissà dove, e poi imprecisioni di lessico che davvero si potevano evitare: navi che, anziché avere parappetti, hanno ringhiere. Ringhiere! Qui la colpa è del traduttore, credo: ma gli costava tanto controllare, dico io?
Senza contare che la Quinn sembra non essersi informata a sufficienza sul contesto storico nel quale ha voluto inserire i suoi personaggi: tutto sembra essere sprofondato nella nebbia. Non c'è una descrizione seria di un abito, di un palazzo, di un aspetto della vita nell'antica Roma, e questo mi ha lasciato molto, ma molto delusa. Forse perché avevo in mente "Roma 40 d.C" di Adele Vieri Castellano, libro che mi è piaciuto tantissimo, ma secondo me Kate Quinn non ha scritto un grande romanzo.
Anzi, direi che parlare, in questo caso, di un "grande romanzo storico", sia un vero e proprio insulto a coloro che scrivono davvero romanzi di storia, come Valerio Massimo Manfredi per fare un esempio, o, andando più indietro nel tempo, un colosso come Manzoni, ma basta pensare alla stessa Castellano e a molti altri contemporanei... 
In definitiva, lo sconsiglio: perderste tempo dietro a un libro che non lascia nulla e non emoziona, quando al mondo ci sono migliaiai di libri che meritano infinite volte di più di essere letti.

Ok, in pratica con questa recensione ho scritto un trattato O.o. Spero di essere stata abbastanza esauriente e di avervi dato un'idea dello stato d'animo che la lettura mi ha lasciato! Ci ritroviamo alla prossima!




2 commenti:

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