venerdì 2 gennaio 2015

[Recensione] Nurnberg Fallout 14/88

Questa è la prima recensione del 2015, anche se il libro è ovviamente del 2014!
Confesso che mi ha mi ha lasciata un po' così, come del resto tutti i libri di questa casa editrice, sulla quale magari scriverò un post più avanti, visto che le tre delle mie ultime tre letture sono state della Linee Infinite Edizioni.


TITOLO:Nurnberg Fallout 14/88
AUTORE: Giuseppe Pasquali
CASA EDITRICE:Linee Infinite Edizioni
COLLANA:Phantasia
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2014

PAGINE:311

-SINOSSI-

"La Storia è un fiume il cui corso non è possibile imbrigliare in alcun modo. Nessuno l’avrebbe mai predetto. Nessuno, nella Repubblica di Weimar, credeva a quelle parole, livide di rabbia e odio. Sarebbe stata neces­saria un’immane catastrofe perché un partito come quello nazista conqui­stasse il sostegno delle masse. E il disastro arrivò nel 1929 con l’improvviso collasso dell’economia, sulla scia del crollo della borsa di New York. Wall Street fu solo l’avvisaglia della tempesta. Dodici anni dopo, nel 1941, i primi ordigni atomici tedeschi cominciarono a cadere su tutta l’Eu­ropa. Due terzi della popolazione del continente perì nella prima settimana del conflitto. Tra le rovine di nazioni incenerite dal fallout atomico, una sola bandiera sventolava nei deserti radioattivi in segno di vittoria. La croce uncinata nazista. Il Nuovo Ordine voluto dal Terzo Reich aveva inizio. Fu allora che apparvero i Giganti. Sconosciuti. Feroci. Implacabili. Venuti dal nulla con un unico scopo: divorare gli esseri umani. Due secoli dopo, l’umanità si ritrova asserragliata dietro all’ultimo baluardo rimasto in Europa: l’immenso Muro di Berlino che taglia in due il continente. Siamo nell’anno 237 del Reich Mille­nario. La guerra volge al termine. Un conflitto, quello tra Dèi e Giganti, che distruggerà la vita di Gertrude “Trude” Schmitt, crudele ufficiale delle leggendarie Vergini Nere, ordine mo­nastico­guerriero composto unica­mente da donne. Quello del Male è un richiamo forte. È facile schierarsi dalla sua parte. Cosa può salvare gli uomini dal fasci­no delle tenebre?"


Come altre volte mi è accaduto con la Linee Infinite, il retro di copertina ha pochissimo a che fare con la trama effettiva, come se chi l'avesse scritta non avesse nemmeno letto il libro o altre sinossi.
Ho comprato questo libro per la bellissima copertina e perchè la trama comunque mi ispirava tantissimo, l'ho trovata subito molto originale e credo tutt'ora che abbia un potenziale notevole. Tuttavia, ho cominciato ad avere i primi dubbi soltanto sfogliandolo, e direi che questa è una cosa abbastanza tragica. Il motivo di questa titubanza è presto detto: non c'è una sola frase, una sola, dico, che ammetta una semplicissima subordinata. Al 99% sono frasi semplici, ma la cosa davvero drammatica è che l'intero romanzo si presenta graficamente come un testo frutto delle prime e incerte prove di uno scolaretto alle prime armi: punti e a capo a non finire. Non so se mi spiego: in 300 pagine non c'è un punto che sia seguito da un'altra proposizione. Si tratterà di stile? Ditemelo voi, se già conoscete questo autore, per me si è trattata di una scelta male azzeccata da parte della casa editrice e dell'autore stesso. Il risultato di questo è un ritmo singhiozzante, frammentato, saltellante, spezzato e insomma, ci siamo capiti, non è il massimo per una buona lettura.
A onor del vero, questa particolare scelta non è stata un ostacolo grande come pensavo. Malgrado il layout, infatti, sono riuscita a leggere l'intero libro senza mai pensare di abbandonarlo, perché ero curiosa di sapere come sarebbe andata finire la storia di Gertude Schmitt, una temuta Vergine Nera.

Quest'idea di ambientare una storia in un futuro alternativo, in cui il Reich Millenario ha effettivamente conquistato mezzo mondo, in cui il Mein Kampf è diventato una sorta di Bibbia e il nazionalsocialismo una religione mi ha intrigato fin da subito e tutt'ora continuo a pensare che si tratti di un'idea di grande potenzialità, resa purtroppo in modo poco riuscito. Innanzitutto, all'inizio c'è parecchia confusione: i nazionalsocialisti sono in lotta con i Giganti, ma che cosa siano questi non viene spiegato fino alla fine. Tutto il romanzo si svolge nella mente di Gertrude, tra continui sbalzi tra sogno e realtà, il che crea parecchio disordine nella mente del lettore: che cosa è vero e che cosa invece non lo è? Qual è la realtà e qual è il sogno? Inutile negare che proprio questo sia una della caratteristiche più peculiari di tutto il romanzo, anche se comunque continuo a pensare sia un po' destabilizzante. Credo ci siano poi delle imprecisioni che si potevano evitare: si parla di un Muro di Berlino, ma seguendo il filo immaginario che l'autore ha voluto dare alla sua fantastoria non si spiega come e perchè questo sia stato costruito. Insomma, è stato un po' come prendere dalla storia reale solo quello che faceva comodo e inventare liberamente tutto il resto.
Avrei preferito che l'autore ricavasse qualcosa di più dalla sua idea anziché concentrarsi su un singolo personaggio e i suoi viaggi mentali: secondo me si poteva approfondire molto di più il contesto storico, le sue dinamiche,  l'idea stessa che sta alla base di tutto. Il finale, per quanto sia imprevedibile, mi ha lasciata un po' con l'amaro in bocca: non era di sicuro il finale che avrei sperato ed immaginato. 
In conclusione, un libro un po' così: uno stile troppo semplice e infantile e una trama sprecata, ma comunque ho letto libri peggiori.  Insomma, vedete un po' voi, se vi piace la storia, se vi piace uno stile fuori dal comune e che comunque si lascia leggere scorrevolmente, allora date un'occhiata a questo libro, altrimenti lasciate perdere.

Ora la riconosco... sono io?
Di nuovo un lampo. Le immagini svaniscono.
Qualcosa mi scuote i sensi.
E' la voce di Annika alle mie spalle.
"Maggiore, vi sentite bene?"
La bara è ancora lì, immobile.
Mia sorella dorme il suo sonno eterno.
Nulla più la può turbare.
Parole di un passato lontano mi tornano alla mente. 
(i punti e a capo non sono miei, è effettivamente un brano del libro, preso così com'è)

Vi lascio con un assaggio di qualche riga del libro, giusto per rendervi conto di cosa intendo per stile frammentato.





7 commenti:

  1. Non ho mai letto una recensione più assurda della tua, forse sei una che preferisce le fiabe stile mondo emerso. Comunque sia, ho letto alcuni dei libri di Pasquali Giuseppe e personalmente non li ho trovati per nulla infantili e semplicistici, anzi usa uno stile di scrittura crudo e diretto senza troppi fronzoli e belletti che utilizzano tanti scrittori odierni.
    Personalmente trovo fallout un bel libro che mischia elementi storici, di fantasia e l'onirico in maniera sapiente, che trascina il lettore pagina dopo pagina nella storia che narra, senza scadere nell'ovvio fino al finale, che ovviamente può piacere o no.
    Io l'ho trovato molto bello, diverso dai soliti finali triti e ritriti.
    Come posso dire, in maniera brutale, come un pugno nello stomaco.

    Matteo

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    1. Se tu avessi letto bene la mia recensione, io non ho affatto detto che Nurnberg Fallout non mi è piaciuto, anzi ho trovato che la trama e l'idea di fondo fossero davvvero molto originali. Il fatto che molti scrittori odierni utilizzino uno stile "nudo e crudo" non è affatto sinonimo di qualità, anzi, credo che molti scrittori odierni non sappiano assolutamente scrivere, e basta leggere una qualsiasi loro opera per rendersene conto. Lo stile che lui utilizza è esattamente quello di un bambino di terza elementare, che se per alcune scene può andare bene, non può essere adatto alla scrittura di un intero libro. Se tu poi avessi dato una scorta anche alle altre mie recensioni, ti saresti reso conto che non c'è nessuna recensione della troisi, e un motivo forse c'è... Insomma, caro mio, informati un po' prima di isultare qualcuno di cui hai scoperto l'esistenza solo leggendo una recensione.

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  2. Collaboro con la casa editrice Linee Infinite e sono dell'idea che le recensioni vadano accettate tutte, positive o negative che siano. Credo anche che un autore possa esprimere il proprio punto di vista intellettuale, senza offendere nessuno, e che possa non condividere una recensione e commentarla come ha fatto Pasquali sulla sua pagina Facebook. Ve la propongo e ora, cari lettori, non vi resta che leggere il libro e farvene un'idea. Buona letture, Enzo.

    “Nuova recensione a Nürnberg Fallout 14/88.
    Qualche chicca:
    - "che l'intero romanzo si presenta graficamente come un testo frutto delle prime e incerte prove di uno scolaretto alle prime armi"
    - "un libro un po' così: uno stile troppo semplice e infantile e una trama sprecata"
    - "punti e a capo a non finire. Non so se mi spiego: in 300 pagine non c'è un punto che sia seguito da un'altra proposizione. Si tratterà di stile? "
    - "Avrei preferito che l'autore ricavasse qualcosa di più dalla sua idea anziché concentrarsi su un singolo personaggio e i suoi viaggi mentali"
    Insomma, io sto qui, da anni, a parlare di avanguardismo, di sperimentalismo, di rottura dei canoni della narrativa fantastica attraverso l'esistenzialismo... e scrivo come uno scolaretto, anche un po' infantile.
    Dovrei vergognarmi ad essermi ispirato allo stile di Pessoa, allo "scarnificare" la prosa caro ad Ungaretti, alla metrica di Keats, ad aver ipotecato alcuni passaggi a Garcia Lorca (la famosa "soffitta azzurra"), alle visioni dei "Canti Orfici" di Campana e ai demoni interiori di Strindberg nel suo "Inferno".
    Fondamentalmente Nietzsche è uno stronzo e la tragedia wagneriana (su cui è strutturato il testo) è musica per vecchi rincoglioniti.
    Ma come cazzo mi salta in mente di usare l'allegoria?
    E perché inserire diverse quanto inutili chiavi di lettura?
    Dannazione, tutto deve essere saldamente ancorato al territorio del palese.
    Il lettore deve capire senza mai sforzarsi.
    Più "Games of Thrones" e meno letteratura, grazie.
    Forse dovrei dare fuoco alla mia libreria.
    Farmi un bel viaggio a Londra. Diventare "cool".
    Scrivere urban fantasy stucchevoli, pieni di amori sovrannaturali e scopate di carta, lì dove l'unico sperma possibile è l'inchiostro.
    Davvero, mi viene da ridere.
    Questi sono i lettori mostruosi che la modernità ha partorito, gli stessi che noi autori abbiamo nutrito con le nostre cazzate.
    E non parlo da piccato (il mio stesso editore, a volte, si stupisce del modo in cui prendo l'editoria, ovvero al limite del menefreghismo) ma da intellettuale basito davanti all'incapacità di cogliere non la possibile bellezza (un romanzo può piacere o non piacere, ci mancherebbe, e io sono il primo a non amare quello che scrivo) bensì una ricerca artistica e una volontà avanguardista.
    Una critica che non ha dimensione se non quella del più rozzo soggettivismo.
    Quanta pazienza.
    Mi faranno perdere i capelli... ehm, no.
    Torno da Parmenide.
    Almeno lui mi vuole bene. (forse...)
    G.P.”

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    1. Vorrei specificare a beneficio del signor Pasquali che, come è esplicitamente spiegato in questo blog, le mie recensioni sono solo un COMMENTO PERSONALE, FRUTTO DELLE SENSAZIONI CHE IL LIBRO MI HA LASCIATO. Non hanno valore di una condanna a morte, ma semplicemente esprimere il mio pensiero sulla lettura. Tutti i ricami che il signor Pasquali ci ha fatto sopra mi sembrano eccessivi e fuori luogo, e non accetto che mi sia dato dell'ignorane da un perfetto sconosciuto. Tuuto il suo sfogo mi sembra quindi del tutto immotivato, tanto più che il libro l'ho comprato di tasca mio e il tempo che gli ho dedicato era il mio. A me il suo stile non piace, e su questo non retrocedo. Se poi lui si è ispirato a grandi modelli, buon per lui. Io, da lettrice, e soprattutto nel MIO blog, ritengo di avere il pieno diritto di esprimermi in piena libertà.

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  3. Parere condivisibile sig. Chiara e di certo non era mia intenzione chi-deve-fare-cosa nel proprio spazio personale.
    Un unico appunto che ci tengo a sottolineare: io non ho dato "dell'ignorante" a nessuno.
    A lei può non piacere, così come è liberissima di dire quello che vuole, quando vuole, sul suo blog.
    Ma non mi metta in bocca parole che non mi appartengono.
    Detto questo la lascio alla sua libertà e io faccio ritorno alla mia.
    Ad maiora.

    Giuseppe Pasquali

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  4. Certo che dire che il punto di forza è l'originalità della trama, quando questa non è altro che un collage di anime\videogiochi vari (per esempio, basta dare un'occhiata all'anime "l'attacco dei giganti", che spopola tra gli adolescenti anche italiani) la dice lunga su tutto il resto.

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    1. Anonimo, io ovviamente mi baso sulle mie esperienze in fatto di letture e di trame. Non ho mai giocato ai videogiochi e non li conosco, per cui non posso rifarmi a questo aspetto. Secondo il mio parere personale, la trama, se sviluppata in modo differente, avrebbe potuto dare come risultato un libro molto piacevole da leggere e ribadisco anche originale in ambito prettamente letterario per quel che mi riguarda.

      P.S. Certo che anche commentare come Anonimo, la dice lunga su molte cose...

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