domenica 23 agosto 2015

[Recensione] "Roma 42 D.C - Cuore nemico" di Adele Vieri Castellano

Buona domenica! Indovinate un po'? Oggi vi tocca sorbirvi la recensione di Roma 42 D.C.-Cuore nemico. Le recensioni dei precedenti due volumi di questa serie li potete trovare scorrendo i post dei giorni scorsi.





TITOLO: Roma 42 D.C - Destino d'amore
AUTRICE: Adele Vieri Castellano
CASA EDITRICE: Leggereditore
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2013
PAGINE:437

Sono ormai trascorsi due anni da quando Marco Quinto Rufo e Livia Urgulanilla si sono conosciuti per la prima volta. Dopo la morte di Caligola, Marco è ritornato, con Livia, a Mogontiacum, sul confine del Reno, dove l'esercito romano è impegnato nella lotta contro le popolazioni germaniche ed in particolar modo contro i chatti.
Ucciso il loro capo, Gerlach, e catturato uno dei suoi figli, Raganhar, Quinto Decio Aquilato, batavo fedele a Roma e agli ordini di Rufo, viene incaricato di trovare il secondo figlio del capo germanico. Quando riuscirà a rintracciarlo, però, si troverà di fronte ad una principessa, Ishold di Gerlach, dal portamento fiero come quello di una lince e i capelli di fuoco.
Tenuti come ostaggi, i due principi germanici vengono trattenuti a Mogontiacum e istruiti sulla cultura e la civiltà romana, per preparsi a quando verranno mandati a Roma.
Sarà Aquilato stesso ad essere incaricato dell'istruzione di Ishold, e con lei resterà anche quando, nell'Urbe, i due principi vengono ospitato dal vecchio senatore Messalla, cui il figlio, Valerio Massimo Messalla, non provoca altro che problemi.
Nonostante tutto ciò che li separa, Ishold e Aquilato non possono restare indifferenti l'uno alla presenza dell'altra. Ma qualcuno, nell'ombra, progetta vendetta contro la principessa dei chatti e a Roma, il pericolo può nascondersi ovunque.


Dopo "Roma 40 d.C - Destino d'amore" Adele Vieri Castellano ci trasporta ancora una volta nelle vie di una città che ancora oggi rimane nella Storia: Roma, a cui il lettore arriva dopo aver seguito la prima parte della storia nelle verdi foreste attorno a Mogontiacum, il forte romano sul Reno.
Ritroviamo personaggi ben noti, in primis Marco Quinto Rufo e Livia, ormai felicemente sposati e
- per fortuna - ancora follemente innamorati. Ritroviamo Claudio, lo zio di Caligola, e il guerriero batavo che, nel primo libro, aveva salvato la vita a Giulia Cassia, la cugina di Livia: Quinto Decio Aquilato, un personaggio che, nel suo essere uomo e non solo guerriero, affascina forse più dell'eroe tenebroso quale era Rufo ai tempi dei suoi primi incontri con Livia.
E proprio Aquilato è il protagonista di questo secondo romance storico della serie "Roma Caput Mundi": guerriero dal corpo scolpito come quello di un dio, occhi azzurri, glaciali, capelli lunghi biondi, la sua strada finirà inevitabilmente per intrecciarsi con quella di Ishold, fiera principessa germana, dagli occhi grigi e i capelli di fuoco.
Sarà difficile per entrambi ignorare la presenza reciproca durante il lungo inverno che sono costretti a trascorrere sotto lo stesso tetto, mentre Ishold impara a scrivere e leggere in latino e Aquilato trova sempre più inappropiate e intense le emozioni che la vicinanza di lei gli scatena nel petto e nel corpo.
E poi a Roma, dove Aquilato si assume anche il ruolo di "educatore" del giovane sbandato Valerio Massimo Messalla, ancora con il cuore infranto per la morte della sua amata, resistere alla tentazione sarà ancora più difficile.  Fino a che tutto, all'infuori di loro due, perderà importanza.
Dire che è stato piacevole reincontrare i personaggi di Livia e di Rufo, e sapere che tra loro nulla è cambiato dopo la fine del primo libro, potrebbe sembrare scontato, ma ciò non toglie che sia vero.
Sorprende invece la figura di Aquilato, guerriero, guaritore e, in sintesi, uomo, lettore di Vitruvio in grado di realizzare con le stesse mani con cui potrebbe torcere il collo ad un nemico delle miniature, come catapulte e simili. Non solo guerriero, dunque, ma soldato convinto della superiorità di Roma e consapevole che nella vita non c'è solo guerra.
I personaggi, come già nel libro precedente, sono ben costruiti, hanno uno spessore psicologico e la Vieri è stata sufficientemente brava da non cadere negli stereotipi nè di creare dei personaggi modellati sulla base di quelli precedenti. Non sarebbe stato altrettanto piacevole, credo, leggere di un nuovo Rufo e di una nuova recalcitrante Livia. Per fortuna, questa nuova storia non ha niente, o comunque poco da fare, con il suo "predecessore".
La storia è ben archiettata, anche se, c'è da dirlo, nei limiti di quella che è essenzialmente una storia d'amore, anche se ambientata in un'epoca passata. Giudicherei molto buona la ricostruzione storica, numerosi sono i termini in latino di cui ci viene fornita la traduzione in un breve glossario alla fine del volume.
Roma sembra rivivere in queste pagine, non la Roma dei fasti e degli splendori, ma quella più nascosta, che non dorme mai, con i suoi intrighi, i suoi lupanari sempre affollati, i vicoli bui, stretti e maleodoranti, la Roma insomma a cui non pensiamo, quando ci soffermiamo ad osservarne i monuenti e ad immaginarne l'antica gloria.
E a proposito di lupanari, ho avuto l'impressione che le scene di sesso, pur non scadendo a parer mio nella pornografia, si siano fatte più esplicite, ricche di dettagli "hard", che riguardano, in alcuni casi, la presenza di più uomini per una sola donna.
Ma credo che tali scene, anche se un loro ritratto meno ricco sarebbe andato bene lo stesso, faccia parte del genere, e quindi possano essere criticate fino ad un certo punto. Certo, anche se non fossero state così ricche, sarebbe andato bene lo stesso.
Ma a parte questo, è stato decisamente intrigante leggere del lento e trattenuto sviluppo della relazione tra Aquilato e Ishold, fino alla sospirata per quanto non del tutto prevedibile buona conclusione.


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