sabato 21 novembre 2015

Intervista! Parla Daniela Lojarro

Ciao Daniela, benvenuta su Libri del cuore!


Per chi ancora non ti conoscesse: che cosa ci dici di te?
Sono una donna appassionata. Ho avuto il dono della voce che ho potuto sviluppare grazie all’appoggio dei miei genitori e di mio marito che mi hanno sostenuto nelle mie scelte di carriera e repertorio. Non è stato facile e scogli ne ho trovati sulla mia strada da superare e di tutte le dimensioni: ho lavorato sodo per raggiungere gli obiettivi che desideravo. La tensione che si creava in teatro e sentire che riuscivo a catturare gli appassionati, a coinvolgerli ha sempre ripagato le ore di studio e anche tutte le cattiverie e malignità che negli ambienti di lavoro competitivi si devono ingoiare. L’affetto con cui i fans ancora oggi mi scrivono e mi contattano su Facebook testimonia che certi legami restano indissolubili nel tempo e nonostante la lontananza. Dal palcoscenico e dalla vita “raminga” da artista in questi ultimi anni sono passata alla musico-terapia o meglio, all’Audio-fonologia: altra strada, altro modo di “usare” il mio talento ma ha significato anche un nuovo periodo di studio nel quale mi sono buttata a capofitto e con passione. Ora, sono i progressi dei bambini nello sviluppo della lingua e della comunicazione oppure delle persone anziane che tornano a provar gioia nella conversazione e nel comunicare a ripagarmi di questa trasformazione. Ovviamente coltivo sempre la passione per la musica, adoro leggere, viaggiare, cucinare (tra un capitolo e l’altro o tra una seduta di terapia e l’altra sforno torte, pizze, lasagne …).

Forse è una domanda scontata, ma questo non significa che non sia importante: che cosa ti ha spinto ad avvicinarti alla scrittura?
Da bambina scrivevo storie che poi mettevo in scena con le mie amiche. Poi, dopo le prove o le recite, mi divertivo a buttar giù le impressioni elaborate durante la giornata o lo spettacolo: al momento di fare la valigia, però, finiva tutto nel cestino. Il desiderio di scrivere si è incuneato fra l’attività artistica e quella di terapista. Non sono passata dai grandi ruoli del Melodramma italiano all’Audio-fonologia di colpo ma si è trattata di una ricerca interiore tumultuosa finché non ho trovato le risposte alla mia inquietudine. In questo momento di cambiamento si è manifestata la “necessità” di scrivere. Un’estate nelle Marche, precisamente nella Gola del Furlo, fui folgorata da un’idea: usare quella galleria scavata nella roccia, quella antica strada romana a picco sul torrente e rinchiusa fra pareti ripide come un passaggio per un altro mondo. E così è stato. Quella notte e nei giorni successivi la storia, i personaggi principali si sono come manifestati diventando sempre più netti e “obbligandomi” a scrivere. Ho usato non a caso il verbo “obbligare”. Per un musicista l’unico vero linguaggio universale è quello della Musica, superiore a qualunque lingua: io ho combattuto con me stessa per decidermi a usare le “parole”. Poi, ho capito che Scrittura e Musica non sono mondi distinti, separati: entrambi nascono dall'ascolto, dall'impulso e dal desiderio di comunicare/rsi. Cantare o far musica è cercare di conferire alle note quel colore che possa trasmettere il movimento dell'animo che sta alla base del pensiero creativo del compositore a chi ascolta. Scrivere è cercare la parola, fra tutte quelle che usiamo abitualmente nelle relazioni sociali, capace di suscitare nel lettore la vibrazione legata all'emozione come se la stesse vivendo o rivivendo. Per questo in entrambi i casi è un lavoro di rifinitura, di attenzione e di tensione (nel senso del divenire del tendere a qualcosa) fino a che non ho trovato la risonanza che mi pare più consona, l'accordo che fa vibrare che mette in risonanza scrittore e lettore. In fondo musica e parole hanno radice comune: la vibrazione, l’onda sonora che nel romanzo io definisco Suono Sacro che in fisica si misura in hertz.

Parlaci un po’ dei tuoi libri: di che cosa trattano, qual è il genere, come sono nati… siamo lettori molto curiosi!
 I libri (Fahryon, appena uscito in e-book per GDS; il prossimo a breve, Il Risveglio di Fahryon, la conclusione del primo) sono di genere fantasy classico: non ci sono vampiri, angeli, demoni. Ma nemmeno elfi, troll o nani perché l’ambientazione, pur se di tipo medioevale, è mediterranea. Arjiam, il regno fantastico in cui ho ambientato la mia storia, è percorso da due grandi fiumi, un po’ come la Mesopotamia (Tigri ed Eufrate) che lo rendono prosperoso. Le sue città sono ricche, affollate di mercanti, guerrieri, ladri, giocolieri, avventurieri, mendicanti, danzatori, pellegrini. I mercati, simili ai suk oppure alle fiere delle nostre città europee durante il Medio Evo, sono colorati e chiassosi, con bancarelle straripanti di mercanzie che provengono da ogni parte del mondo. Ho creato le mie architetture tenendo presente le antiche ville romane ma anche i fiabeschi palazzi della Spagna moresca, ornati da colonne, patii, mosaici dorati, statue, affreschi e contornati da lussureggianti giardini con ruscelli e fontane. Anche i simboli di cui mi sono servita rimandano ai miti mediterranei. Per esempio, l’Uroburo, il serpente che si morde la coda, è uno dei simboli che risalgono all’alba dell’umanità, presente sotto varie forme in molte culture. Indica il continuo rigenerarsi della vita dalla morte, l’eternità, l’unione degli opposti, Morte e Vita, Suono e Silenzio, Luce e Oscurità, all’interno dell’Uno. Per questo significato di unione degli opposti e loro annullamento, ne ho fatto il simbolo del Suono Sacro, il Principio Creatore che origina l’Universo e lo anima con la sua energia. Altro animale simbolico è il Grifo. Il Grifo o Grifone è un essere alato con il becco adunco, la testa e gli artigli di aquila e il corpo di leone. Nei miti il Grifo era posto a custodia di tesori di qualsiasi genere: entrambi gli animali, leone e aquila, esprimono forza, coraggio e audacia. Perciò, mi è parso un simbolo adatto per i Cavalieri che custodiscono i beni più preziosi di un popolo: Giustizia e Libertà. All’inizio dell’avventura scopriamo che proprio questi due valori sono in pericolo oltre alla Legge della Vita del Suono Sacro. Infatti, è in atto uno scontro tra gli adepti dell'Armonia e della Malia, due forme di magia che si contendono il dominio sulla vibrazione del Suono Sacro. Fahryon, neofita dell'Ordine sapienziale dell'Uroburo, e Uszrany, cavaliere dell'Ordine militare del Grifo, vi si trovano, malgrado loro, coinvolti. Le difficoltà con cui saranno messi a confronto durante la lotta permetteranno ai due giovani di crescere e di diventare consapevoli del loro ruolo e delle loro responsabilità in questa guerra per il potere sul mondo e sugli uomini. I due giovani, però, si trovano a fronteggiare nemici e ambienti totalmente differenti: Fahryon si muove nell’ambito della magia legata alle vibrazioni del Suono Sacro e quindi su un piano spirituale intriso di esoterismo; Uszrany, invece, come Cavaliere, rappresenta la parte epica del romanzo con duelli, intrighi politici e guerre civili. A fare da tramite fra questi due mondi c’è l’affascinante nobile Mazdraan: un tempo Magh, ora Primo Cavaliere del regno di Arjiam che tiene le fila del complotto politico ma anche di quello “magico”.

Quali sono i tuoi modelli ispiratori, quali sono state le letture che più di tutte ti hanno formata?
Fondamentali M. Yourcenar, R. Graves, I. Pears, S. Zweig, H. Hesse, G. Jung; gli studi del fisico tedesco Chladni sugli effetti del suono sulla materia sono stati quello che più mi hanno influenzata nel pensare al Suono come principio creatore che dà forma e vita al mondo di Arjiam. Per quanto riguarda il fantasy i miei riferimenti sono M.Zimmer Bradley, R. Feist, J. Whyte. Amo leggere il fantasy classico, i romanzi storici, saggi sulla musica e sul suono in generale oppure di approfondimento sui miti cosmogonici legati al Suono come Motore Primo, sui simboli delle tradizioni esoteriche, sull’architettura sacra, sull’archeologia, sulla fisica delle onde acustiche, sul sufismo, sullo sciamanesimo, sullo sviluppo delle religioni. Adoro i grandi romanzi dell’800, il teatro e la poesia francesi: V. Hugo, E. Zola, J. Verne, Molière, P. Verlaine, C. Baudelaire, A. Dumas, G. Maupassant … .

Nella tua esperienza editoriale, quali sono quegli aspetti che ti hanno soddisfatta e cosa, al contrario, cambieresti?
 Le case editrici sono in difficoltà un po’ in tutto il mondo. In particolare in Italia si risente della mancanza di uno zoccolo “duro” di lettori. Innanzitutto, l’impoverimento culturale è un dato di fatto e riguarda tutte le fasce d’età e sociali: siamo un Paese che scrive ma che non legge! Le case editrici si muovono troppo lentamente nel promuovere la rivoluzione digitale. Inoltre, non sono creative, cioè assorbono passivamente le mode dal mercato anglosassone ma non sono capaci di crearne puntando sui talenti italiani, preferendo sempre le traduzioni. C’è spazzatura, è vero, ma se si ha un occhio al web si possono scoprire emergenti che hanno idee originali e sanno scrivere. Solo che non basta scoprirli ma bisogna anche aiutarli a crescere e promuoverli: pure sotto questo aspetto l’editoria italiana langue. Incapacità di trovare pubblico e a interessarlo, carenza nel digitale, pigrizia nel cercare talenti, mancanza di promozione: questi sarebbero i punti che l’editoria dovrebbe migliorare… giusto per usare un eufemismo.
Non parlo dell’editoria a pagamento: non ne vale la pena. Non è editoria, si potrebbe definire lavoro di tipografia.
Il self publishing è meglio ma solo se si ha la possibilità di un editing, a proprie spese ovviamente. Pubblicare non è più un impossibile ma è difficile trovare la qualità in questo marasma come scrittore e, soprattutto, come lettore.
Ci si può affidare agli agenti come intermediari: dovrebbe essere la soluzione. Ma trovare un agente che sappia fare veramente il suo lavoro (presentare il manoscritto in maniera adeguata, capire verso quale casa editrice indirizzarlo, avere i contatti giusti, martellare per ottenere ascolto e risposte, seguire la fase contrattuale, seguire la pubblicazione e la promozione) senza assurde pretese economiche è difficile come trovare una buona casa editrice.
Da quello che è la mia esperienza, posso dire che editoria e teatro sono simili: bisogna stare attenti agli squali!
La parte divertente e positiva è senza dubbio l’incontro con i lettori e grazie ai social ci si arriva. Pure il sostegno fra emergenti è un aspetto positivo e importante.

 Il consiglio che non daresti a nessuno scrittore alle prime armi?
 Pagare per pubblicare. Mai!

Se dovessi scrivere una storia in cui il protagonista è un animale, che animale sarebbe? Perché?
Gatto! Animale misterioso, affascinante per la sua capacità a passare dall’immobilità assoluta allo scatto, per il suo sguardo ipnotico, indipendente ma al tempo stesso prezioso e presente se si sa ascoltare i suoi silenzi … Sacro e demonizzato al tempo stesso. E per me sensuale e femminile … Non saprei spiegarne il motivo razionalmente ma la morbidezza dei suoi movimenti lo rende “simbolicamente” vicino all’espressione della femminilità.

Ti viene data la possibilità di compiere un lungo viaggio a tua scelta: dove ti piacerebbe andare e per quale motivo?

 Mi piacerebbe visitare il medio oriente (Giordania, Siria), la Mezzaluna fertile, l’antica Persia … al momento un po’ difficile! Per due motivi: archeologia, architettura e possibilità di assaporare gli odori i profumi percepire i colori delle terre che sono state la culla della civiltà umana agli albori dell’epoca delle prime “città”.

Per finire, hai attualmente altri progetti nel cassetto, libri da pubblicare, storie da raccontare, cose da dire?
 Sto scrivendo una nuova storia per la saga del Suono Sacro: nuovi personaggi, nuove terre, un altro popolo … Cosa nascerà dall’incontro? O sarà uno scontro? Chissà! Non so ancora dove mi stiano portando i personaggi! 

Grazie per le tue risposte Daniela, sono state davvero interessantissime!



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