lunedì 23 novembre 2015

[Recensione] "Non chiedere perché" di Franco Di Mare

Eeeeeee sì, sono finalmente riuscita a scrivere questa recensione! Ho aspettato per un paio di settimane per una serie di motivi. Ho aspettato per un paio di mesi per una serie di motivi, primo e principale per il fatto che non ho ancora internet nell'appartamento dove sto! Com'è possibile una cosa come questa nel 2015, in zona centrale per di più??
Se leggete questa recensione, quindi, è perché ho trascorso il weekend a casa e ho potuto programmarla. Questo per ribadire ancora una volta che se non sono molto attiva non è certo perché mi sono dimenticata!

Dunque, dicevamo, Non chiedere perché di Franco Di Mare.




TITOLO: Non chiedere perché
AUTORE: Franco Di Mare
CASA EDITRICE: Bur Rizzoli
PAGINE: 296
PREZZO: euro 11,00
ANNO DI PUBBLICAZIONE: prima edizione 2011

Sarajevo, estate del 1992. Il giornalista Marco De Luca ha accettato di lavorare come inviato di guerra per la televisione italiana nel mezzo del conflitto balcanico. Durante un servizio sul bombardamento di un orfanotrofio, il suo destino incrocia quello di una bambina sopravvissuta: è l’unica bruna, in mezzo a tutte quelle teste bionde. E proprio quella bimba bruna lo spinge a inseguire, con un pizzico di follia, quello che a tutti appare un sogno irragionevole: istintivamente, Marco capisce che farà di tutto per poterla adottare. Una storia ispirata a vicende realmente accadute, uno straordinario atto d’amore che si spinge oltre la minaccia delle bombe e la complessità della burocrazia.



Quanti di voi hanno visto la fiction che è andata in onda sulla Rai qualche tempo fa, quella intitolata L'angelo di Sarajevo con Giuseppe Fiorello? Io rimasi subito incuriosita dal promo, e così, complice anche il fatto che in quel periodo ero a casa a studiare per gli esami, l'ho guardato quando l'hanno dato in televisione.
La miniserie (due puntate, se non sbaglio) mi era piaciuta, e l'avevo trovata tanto più intensa in quanto è tratta da una storia vera. Insomma, ne ero rimasta colpita positivamente, e quando ho scoperto che era stata tratta da un libro, mi sono messa alla ricerca de, suddetto. O meglio, ho lasciato che lo facesse mia madre, salvo poi "prendere in prestito" il volume approfittando della settimana prima dell'inizio delle lezioni.

Conoscendo già la storia, non posso dire di essere rimasta commossa dalla lettura. In realtà non è stato molto emozionante... purtroppo questo è l'aspetto negativo di leggere un libro di cui si ha visto prima il film. Può piacere, ma sicuramente una parte del gusto viene tolta perché si conosce già almeno il filo principale della trama.

Non chiedere perché è essenzialmente un romanzo per ragazzi, abbastanza breve e molto scorrevole. L'ideale, direi, per avvicinare i giovani e meno giovani lettori a un argomento che in questo periodo, non so perché, sto ritrovando piuttosto spesso, ovvero quello dell'assedio di Sarajevo durante la guerra tra serbi e croati della fine del Novecento.
A Sarajevo il protagonista della storia,  Marco De Luca, una sorta di alterego dell'autore, inviato come giornalista per documentare la guerra scoppiata in questi territori, un giorno viene a sapere di una granata caduta su un orfanotrofio della città, e decide di realizzare un servizio su questo argomento.
Tra i tanti bambini, c'è Malina. Una bambina di nemmeno un anno, l'unica scura in un mare di teste bionde. Forse è orfana o forse no, la madre l'ha lasciata in ospedale subito dopo il parto. Quando Marco la prende in braccio per farla inquadrare dalla telecamera, quando Malina gli circonda il collo con il suo piccolo braccio, la vita di Marco cambia per sempre.

Perché nonostante lui sia da poco separato, nonostante viva da solo e sia un inviato di guerra, decide di voler portare via Malina a tutti i costi dall'inferno di Sarajevo.
Inizia così la storia di Malina, tra difficoltà e ostacoli burocratici, fino ad un inevitabile e reale lieto fine.

Rispetto alla serie - avendola vista mi è difficile non fare dei paragoni - il libro si concentra molto di più sui personaggi che sul contesto. Alcuni hanno un ruolo diverso nella fiction, e questo un po' mi ha disorientata, nel libro mi aspettavo che accadessero delle cose che poi invece non ho trovato. La guerra di Sarajevo fa da sfondo agli sforzi di Marco di salvare Malina: si parla di sniper (cecchini), di granate, di quanto sia pericoloso anche soltanto affacciarsi alla finestra con il rischio di prendersi una pallottola in fronte. Tuttavia non si scade mai nella crudezza poco adatta a un pubblico relativamente giovane. E' vero, i toni a volte sono forti, ma non così forti.

"C'era chi perdeva la vita per l'esplosione di una granata mentre era in fila per riempire un paio di taniche d'acqua a una fontana pubblica; e c'era chi invece moriva perché proprio quel giorno il vicino generoso gli aveva regalato un po' della sua acqua, e mentre lui lo benediceva per avergli risparmiato i pericoli della fila, seduto nella sua poltrona preferita, un proiettile lo colpiva dritto in fronte.
C'era chi moriva mentre andava al lavoro; e c'era chi invece al lavoro quel giorno non ci era andato, per andare ai funerali di un conoscente, e il cecchino lo aveva spedito a fargli compagnia nella stessa fossa. Morivano le maestre colpite mentre entravano in classe; e morivano i loro alunni, uccisi mentre facevano i compiti a casa. Morivano i medici insieme agli ammalati, perché un carro armato spazzava via con un solo colpo un'intera corsia d'ospedale."

Nel complesso, quindi, ho trovato questo libro una buona lettura iniziale per chi vuole approcciarsi a questo tema particolare, ma che si farà apprezzare anche per la storia di affetto e sana testardaggine che la pervade.
Non è stata una lettura particolarmente emozionante, mi aspettavo a dire il vero qualcosa di più intenso e commovente, ma non è male, e credo che sia adatto ai ragazzi delle medie e anche del liceo. Sarebbe un buon modo per far loro aprire uno spiraglio su una guerra che ha avuto luogo pochi anni fa, vicino a noi, che ora passa quasi sotto silenzio. Per far capire che la guerra non è un gioco, e non si scatena soltanto in paesi lontani, remoti, non colpisce soltanto soldati e gente sconosciuta.



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