martedì 19 gennaio 2016

"L'Uomo di Marmo - Non dite che l'arte è senza cuore" di Miriam Ghezzi

Buongiorno! Finalmente sono riuscita a scrivere questa recensione, che mi trascino dietro da settimane! Non so se avete mai sentito parlare di questo libro, L'uomo di marmo di Miriam Ghezzo. C'è stato un periodo in cui molti blog ne parlavano e lo recensivano, e all'epoca non mi aveva particolarmente colpito, ma ammetto anche di non ricordare di aver letto nulla con grande attenzione. Quando però l'ho trovato al Pisa Book Festival dell'anno scorso, ritrovando una cover familiare, leggendo una trama che ora sì, mi sembrava interessante, e una casa editrice di cui non avevo ancora letto nulla (e ovviamente, non potendo uscire dal Festival a mani vuote) ho deciso di puntare proprio su questo breve romanzo. Si è rivelata una lettura molto leggera e simpatica, ma rimando i dettagli alla recensione. Buona lettura! 





TITOLO: L'Uomo di Marmo
                  Non dite che l'arte è senza cuore

AUTORE: Miriam Ghezzi
CASA EDITRICE: Book Salad
PAGINE: 180

PREZZO: euro 14,00
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2014


Il David di Michelangelo è un po’ come Pinocchio; con le dovute differenze di grandezza e di materiale, s’intende, ma in sostanza resta un fantoccio di marmo con sembianze umane che vorrebbe struggentemente diventare una persona vera. In una notte buia e tempestosa alla Galleria dell’Accademia, il destino sembra concedergli un’opportunità, facendogli incontrare un’improbabile fata turchina del ventunesimo secolo, che per la testa ha tutt’altro che fiabe a lieto fine: Vera, ladra e appassionata d’arte, sfiora per un capriccio questo colosso di marmo e se lo ritrova davanti vivo, in carne e ossa, ma senza cuore. Da qui inizia l’avventura di una creatura scolpita nel 1504 catapultata nel Duemila, e di una ragazza che, suo malgrado, si deve fare carico di un uomo di pietra e aiutarlo a diventare un uomo vero.


Inutile girarci attorno: è stata proprio una lettura carina e diversa dal solito, a cominciare dall'idea di fondo. Avevo già letto altri romanzi in cui le statue prendono vita e interagiscono in vari modi con i protagonisti, ma mai così.
Quando Vera si reca, in una notte di pioggia, nella Galleria degli Uffizi di Firenze per compiere il furto di una famosissima opera d'arte, non ha idea di cosa il destino abbia in serbo per lei: sa solo che, da appassionata d'arte qual è, non può certo restare indifferente al fascino del David di Michelangelo, e trovandosi da sola davanti all'imponente statua, senza sguardi indiscreti, decide di approfittarne per toccarlo con mano. Ma non può immaginare quello che succederà: ecco che il David non è più una statua di marmo di quasi quattro metri, ma un uomo in carne e ossa (o marmo?), che parla e che si comporta in (quasi) tutto come un essere umano. Vera non ha altra scelta: deve portarlo via con sè, non può fare altro.

E' così che inizia la sua "avventura" con David: una presenza scontrosa, permalosa ma anche curiosa di un mondo che non ha mai visto, desiderosa di viaggiare e di fare nuove esperienze. Il rapporto tra i due appare subito singolare, tra battibecchi e affettuosi avvicinamenti, e i loro scambi fanno scappare più di un sorriso al lettore. 
La convivenza serve non solo a Vera, ma anche a David stesso: il suo più grande desiderio è quello di diventare umano e di sentirsi un cuore battere nel petto. Il lettore assiste così alla sua progressiva "umanizzazione": impronte digitali, capelli, cuore, e forse anche... sangue?
Ma il suo piedistallo non può rimanere vuoto per sempre, e c'è qualcuno che sospetta Vera della sparizione del colosso di marmo...

E' una lettura ideale per chi ha un buco di un paio d'ore e non sa come riempirle. Io l'ho letto in treno e devo dire che è stata una bella compagnia, molto particolare, leggera ma non superficiale. Ve lo consiglio, anche perché, dai, non capita spesso di leggere un romanzo con protagonista il David di Michelangelo che parla e fa le battute.

L'unica cosa di cui mi lamento è il prezzo: anche se il libro, da un punto di vista dei materiali e della impaginazione, è di buona qualità, è assolutamente esagerato. 14 euro sono tanti per un libro di nemmeno 200 pagine, e se considero che il mio primo libro, di 532 pagine, costa 15 euro, mi fa pensare che la casa editrice abbia voluto guadagnarci più di quanto fosse lecito con un numero di pagine così esiguo...ma questo è solo un mio pensiero, visto che non conosco i dettagli della genesi editoriale e topografia. Per il resto, è da leggere!

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