sabato 16 aprile 2016

Intervista! Chiacchiere letterarie con... Laura Caterina Benedetti

Buon pomeriggio! Come state passando questo weekend? Io studio, faccio pulizie e condivido con voi questa simpatica intervista a
Laura Caterina Benedetti,  autrice del romanzo La zia suora.



 

 Per chi ancora non ti conoscesse: che cosa ci dici di te?
Ciao a tutti e grazie a Chiara di avermi ospitata nel suo blog! All'anagrafe i miei genitori mi hanno chiamata Laura Maria Caterina, anche se nella vita di tutti i giorni sono solo Laura: come autrice ho scelto di usare anche il mio terzo nome per evitare omonimie. Ho tante passioni oltre a leggere e scrivere, ad esempio i videogiochi su cui ho incentrato la mia tesi per la laurea triennale di Lettere; amo molto camminare, l'unico sport che faccio per tenermi in forma, e ascoltare la musica. Sono un Acquario e rispondo ai requisiti del segno: testa tra le nuvole, umore mutevole, senso pratico che viene fuori solo una volta ogni tanto.

Forse è una domanda scontata, ma questo non significa che non sia importante: che cosa ti ha spinto ad avvicinarti alla scrittura?
È facile: il computer! Mi spiego: da piccola mi limitavo ad andare a scuola, leggere libri (fin dalla tenera età!), giocare con gli amici, giocare da sola in cortile, e in quest'ultimo caso mi capitava di popolare i dintorni di personaggi di cartoni animati, film, telefilm, di inventarne di nuovi e di rielaborare le storie che avevo visto. Quando ho avuto il pc mi è venuto spontaneo mettere su schermo una storiella che avevo scritto per un tema alle medie, aggiustandola un po'... e da lì è iniziato tutto. Non ho più smesso e non saprei spiegare "cosa" mi spinge o "perché": è successo e continua a succedermi con regolarità, cioè dopo la stesura di qualcosa divento vuota per un paio di mesi e poi scrivo un'altra cosa. A mano scrivo solo i biglietti di auguri e della spesa e appunti occasionali, ma per le mie storie vivo attaccata al computer.

Parlaci un po’ dei tuoi libri: di che cosa trattano, qual è il genere, come sono nati… siamo lettori molto curiosi!
Vado matta per le storie d'amore: felici, tristi, allegre, tormentate... di solito tutto quello che scrivo è basato su un rapporto di coppia. Quando sono passata dai racconti ai romanzi ho cominciato scrivendo quattro rosa di seguito nel giro di circa due anni. Due li ho pubblicati ("Non ti sposo!", inserito nel Best of Kobo Next per il 2014 e il 2015, e "Ombra di passione", anche questo nel best dell'anno scorso), il primo lo lascio nel cassetto e quello che resta vorrei pubblicarlo prima dell'estate.
A parte la parentesi storica di "L'inquisitore di Lagoscuro", romanzo in costume ad ambientazione medievale in cui, comunque, l'amore è centrale accanto a una storia molto cupa e tormentata, mi piace l'ambientazione contemporanea. Sono riuscita a scrivere una vicenda a metà tra il noir e il romance ambientata in un night malfamato ("Katriona - di passione e di peccato"), e ancora una volta il rapporto, governato dal piacere ma anche da un sentimento più profondo, è fondamentale nella trama.
I miei libri possono nascere dalle cose più insignificanti: ti faccio un esempio. "Ombra di passione" si apre con un uomo che afferra da dietro una donna che sta per cadere all'indietro su una scala mobile. Avevo visto un telefilm poliziesco in cui il commissario salva in questo modo il collega che sta per cadere da una scala... ho immaginato la scena con una donna al posto dell'uomo e con un tipo molto più sexy al posto del commissario, ed ecco fatto: con questa scena in testa hanno cominciato a venirmi in mente situazioni, dialoghi, e così via... volevo scrivere di un amore grave e tormentato dopo la leggerezza di "Non ti sposo!", e senza che me ne accorgessi o l'avessi premeditato sono venuti alla luce Siegfried e Ada.

Quali sono i tuoi modelli ispiratori, quali sono state le letture che più di tutte ti hanno formata?
Dumas, con i suoi moschettieri e le altre opere storiche, è tra i miei autori preferiti, seguito da Verga con le storie d'amore e morte ("Eva", "Una peccatrice", "Storia di una capinera" e altre), da Rafael Sabatini con i suoi più di trenta romanzi storici... non ho un autore favorito sopra gli altri, ma mi definisco "lettrice vintage" e, senza offesa per nessuno, le mie letture sono al 99% costituite da opere scritte come minimo settant'anni fa! Sabatini mi è stato prezioso quando scrivevo Lagoscuro: dopo aver letto quasi tutti i suoi libri parlavo anch'io a "messeri " e "madonne", quindi non ho avuto problemi a usare nel mio romanzo un linguaggio che "facesse atmosfera" di medioevo! I libri che dicevo sopra, come Verga e altri autori italiani di quel periodo, o le traduzioni italiane dell'inizio del secolo, mi hanno lasciato un'impronta particolare, infatti mi riesce più facile scrivere un po' vintage. Questo non vuol dire che non mi sforzi di passare da uno stile all'altro, come ho fatto con il chick lit "Confidenze dal parrucchiere" in cui Anita, la narratrice, usa un modo di parlare spigliato e contemporaneo!

Il consiglio che non daresti a nessun scrittore alle prime armi?
Di prendersela per le recensioni negative. Io ero rimasta molto male quando "Non ti sposo!" era partito subito con due commenti a una stella, ma dopo la prima crisi ho ristabilito l'equilibrio: ognuno ha i propri gusti, e chi dà una stella non è più o meno intelligente o competente di chi ne dà 5 (e viceversa). Se avessi ricevuto sempre e solo commenti negativi mi sarei preoccupata, certo, ma siccome non è stato così... io penso che, se i commenti ricevuti sono sia lusinghieri sia critici, soprattutto riguardo alla trama, vuol dire che il libro in sé qualcosa vale: è naturale, poi, che a qualcuno piacerà tantissimo e a qualcuno non piacerà per nulla, ma questo capita anche coi bestsellers! Se, però, arrivano tanti commenti in cui si rimarcano numerosi difetti e/o errori di grammatica, allora io rivedrei e farei rileggere il testo per aggiustarlo. Grazie a recensioni in cui si sottolineava che in "Non ti sposo!" c'erano piccoli errori, ho deciso di rileggerlo a distanza di tre anni dalla pubblicazione e infatti ho trovato diversi refusi che mi erano sfuggiti, non troppo gravi ma comunque c'erano e potevano a ragione infastidire il lettore: io punto a dare il miglior prodotto possibile a chi acquista i miei libri, e quindi tengo molto in conto questo genere di commenti.

Se dovessi scrivere una storia in cui il protagonista è un animale, che animale sarebbe? Perché?
Una capra, naturalmente! E se mi chiedi il perché la risposta è semplice: l'ho già scritta!
"Barbetta la capra che ride" è proprio questo, ossia una storia, anzi, tante storie i cui protagonisti sono diverse capre che ho avuto la fortuna di avere come vicine di casa per alcuni mesi. Sono animali fantastici che preferirei avere al posto di un cane, se avessi uno spazio verde e potessi scegliere un animale domestico: sono spassosissimi, sviluppano ognuno la propria spiccata personalità, mangiano sempre e ridono. Ve lo assicuro: le capre sanno ridere, il mio titolo non è stato scelto a caso e, se ora siete curiosi... beh, non vi resta che leggere il libro! :)


Ti viene data la possibilità di compiere un lungo viaggio a tua scelta: dove ti piacerebbe andare e per quale motivo?
Los Angeles, così potrei girare in lungo e in largo nella città del tenente Colombo, probabilmente il mio telefilm preferito.

Per finire, hai attualmente altri progetti nel cassetto, libri da pubblicare, storie da raccontare, cosa da dire?
Sì, nel cassetto, anzi nel computer ho due rosa incominciati e uno finito: quest'ultimo lo vorrei pubblicare entro i prossimi mesi. Di storie di raccontare ne ho tantissime, ma per ora sono tutte in testa: spero che presto riusciranno a riversarsi sulla tastiera.
Per finire, dico ancora due "grazie": il primo a te, Chiara, per avermi ospitata sul tuo blog, il secondo a te, lettrice o lettore, che hai scelto di leggere questa intervista!

Grazie a te Laura, in bocca al lupo per il tuo lavoro!

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