sabato 6 agosto 2016

"Il cuore buio" di Pina Varriale

Basta, questa recensione si deve fare! Sono settimane che rimando, e ormai sono diventata stufa marcia di vedermi questo libro attorno, come perenne promemoria della recensione che dovrei scrivere e che finora ho sempre posticipato.
Rotto il ghiaccio con questo sfogo...è da un po' che non ci si vede! Come già comunicato sulla pagina Facebook del blog, ho ridotto le attività nella blogosfera al minimo, e ultimamente la voglia di lavorare al blog è molto vicina allo zero. Un po' perché, lo confesso, non sono più molto convinta che dedicare del tempo ad un'attività simile sia la cosa corretta da fare, considerando che dovrei concentrarmi sempre di più sullo studio nei mesi a venire, un po' perché mi sto dedicando ad altri tipi di letture (manga!!) che non si prestano a delle recensioni in questa isola virtuale, un po' perché...beh, sento di aver voglia di una pausa!
Tuttavia, il libro che sto per recensirvi è un omaggio di una casa editrice, la edizioni CentoAutori, che ringrazio, e non mi sembrava davvero corretto leggerlo senza lasciare poi un mio parere. Che poi non sia un giudizio positivo, questo è tutto un altro discorso!


TITOLO: Il cuore buio
AUTORE: Pina Varriale
CASA EDITRICE:edizioni CentoAutori
PAGINE: 208
PREZZO:euro 10,00
 Alice ha diciassette anni è una ragazza introversa e non ha un buon rapporto con i genitori separati. La madre pensa solo a se stessa e alla sua immagine, il padre è lontano. Al contrario delle sue coetanee, Alice non bada più di tanto alle apparenze, ai vestiti o ai fidanzati, a causa del suo carattere ribelle a scuola non ottiene risultati brillanti, anzi, se non fosse per l’aiuto del prof. Giorgio Tancredi, spesso si metterebbe a rischio di essere allontanata. Dopo la morte del nonno, Alice decide di restare a Montelupo da sola. Non ha nessuna intenzione di seguire la madre a Milano né di andare a stabilirsi dal padre che ormai vive con un’altra donna. In questo periodo Alice conosce Roby, un musicista eccentrico incontrato nel pub del paese. Roby ha un carattere esuberante, beve molto e ha sbalzi d’umore repentini. Il suo modo di fare così fuori dagli schemi esercita un certo fascino su Alice che però non riesce a capire cosa lui provi veramente. Il rapporto con Roby, fortificato dalla musica e  i concerti, all’inizio ha un effetto positivo su Alice, ma i guai, causati dal lato oscuro di lui, non tardano ad arrivare. I fantasmi del passato tornano nella mente di Alice sotto forma di incubi e per scacciarli la protagonista sarà costretta ad affrontare ricordi dolorosi. Per farlo Alice dovrà aprire il suo cuore buio agli affetti che credeva perduti per sempre.


 

ODIO LA PROTAGONISTA. E' SCEMA.
Questa è precisamente la prima frase degli appunti presi durante la lettura, in vista della recensione. E, sicuramente voi capirete, farsi piacere un libro la cui protagonista, così, a pelle e dopo poche righe, si merita un simile giudizio (mai smentito), è davvero dura. Io non ci sono riuscita.
Il punto è che la nostra Alice, la protagonista "dal cuore buio", fin dalle prime righe mostra di avere una mancanza di logica stupefacente. Non parlo di grandi ragionamenti filosofici, parlo della logica basilare di tutti i giorni, del più banale senso comune, e trovo ancora più sconcertante che l'autrice, Pina Varriale, possa aver costruito un simile personaggio per proporlo come protagonista di una storia diretta ai giovani.

Si comincia subito con una narrazione che, leggendo dagli appunti - perché la voglia di recensire il libro era talmente poca (e c'erano gli esami universitari di mezzo) che alla fine ho lasciato passare settimane intere tra la fine della lettura e il momento in cui ho deciso di mettermi al pc e raccogliere le idee (per intenderci, ho letto 2 libri e un numero imprecisato di volumi di manga, tra cartacei e online), e pertanto preferisco affidarmi alle note scritte piuttosto che alla mia misera memoria - ecco, la narrazione è frenetica e superficiale, priva di dettaglio, troppo frettolosa. 

Irreale e poco verosimile il fatto che i genitori di Alice, separati, accettino di lasciarla, a soli 17 anni, a vivere da sola, in un paesino perso nel nulla non ricordo più nemmeno dove, mentre i genitori sono chissà dove ma distanti decine di chilometri. Ma dico, siamo impazziti? Questo sarebbe un modello da proporre ai giovani lettori? Altro che indipendenza della protagonsita, che deve ricordare alla madre di versarle i soldi per la spesa: questa è una situazione da denuncia ai servizi sociali!! E' proprio da qui che la protagonista ha iniziato a starmi antipatica, esattamante dalla frase Ho 17 anni e posso fare quello che voglio. Oltre che banale, perché ormai una frase simile detta da una protagonista femminile si è sentita innumerevoli volte, è anche falsa. E, cara Alice, proprio perché per tutto il libro non mi sei mai stata simpatica, ti dico questo: a 17 anni non sai ancora nulla del mondo, non puoi fare quello che vuoi, neanche se i tuoi genitori te lo permettono!!
Il personaggio della madre, d'altronde, è praticamente un foglio di carta velina senza personalità.

Eh, purtroppo, anche in questo libro non poteva mancare una storia d'amore (?), tra Alice e Roberto - Robi/Roby (in alcuni punti è scritto in un modo, altrove nell'altro... insomma, neanche su questo ci si è riusciti a mettersi d'accordo). Ebbene, Alice ha 17 anni e può fare tutto quello che vuole. Però è una brava ragazza, eh, non pensiate male di lei. Non pensate male di lei che è una brava ragazza, una sera va al bar del paese, incontra un tizio, Roby/Robi appunto, i due bevono insieme, e dopo una ventina di righe si abbracciano manco fossero amici da una vita!

A questo proposito, Alice dimostra di essere particolarmente, come dire, spigliata? disinvolta? spontanea? nei suoi rapporti con le persone. Ecco, per darvi un'idea, come si svolge una conversazione con un suo professore:

"Lo sai che questa roba è veleno?"
Mi volto di scatto, ho la bocca piena di patatine. Oh, accidenti... che figuraccia! Guarda un po' chi mi ha beccato, giusto lui, il prof più figo del liceo "Manzoni".
"Non dovresti essere in classe?" continua sparandomi uno di quei meravigliosi sorrisi che ti fanno immaginare come deve essere bello il paradiso.Mi piace tutto di lui, gli occhi scuri e dallo sguardo profondo, la voce un poco rauca ma tanto sensuale e i capelli neri che si arricciano alle punte. Soltanto il nome mi fa venire l'orticaria (* riportanto queste righe non ho potuto fare a meno di scoppiare a ridere XD*): Giorgio Tancredi, sembra quello di un personaggio di un romanzo rosa, insomma come quei libri zuccherosi che compra mia mamma.
"Alice, cosa posso fare per convicerti che questa roba fa male alla salute?" (*che cavolo, sta mangiando patatine, mica si sta facendo una canna!*)
Mastico in fretta, vorrei dirgli che per me va bene, può provare a convincermi che i fritti sono il mio peggior nemico.
"Non è colpa mia se le cose buone sono soltanto quelle che fanno male".
Adesso ride (*era di un divertimento, la sua battuta...*) e le guance si sono fatte più rosse. Ammazza, quanto è carino! A un tratto diventa serio, il tono di voce si abbassa, lo sguardo si fa cupo.
"Scusami, dimenticavo di dirti che ho saputo di tuo nonno. Mi dispiace molto e...se posso fare qualcosa, conta pure su di me. Sono tuo amico, sai?" (* Oddio c'è puzza di bruciato, oddio oddio...accidenti, l'arrosto!!!!.... Ah no, è solo puzza di cliché*).
"Beh, sì...grazie" rispondo, dopo aver scolato il resto della Coca-Cola, "potei darti del tu, per cominciare. Gli amici fanno così, non ti pare?"
Che faccia tosta (* ma va?????*), Mi meraviglio di me stessa, ma dove ho trovato il coraggio di dire una cosa simile?
"Hai ragione, Alice", risponde, senza battere ciglio. "Non c'è niente di male se mi chiami Giorgio, però..."

Caro professor Giorgio Tancredi, la diciassettenne Alice che per la sua età crede di poter fare quello che vuole  non ha per niente ragione!! Lei è un professore, santo cielo, e nella vita reale non dovrebbe permettere a una ragazzina sfrontata, a una sua studentezza, di trattarla in modo così informale! Tralasciando il fatto che anche la storia del professore-amico-consigliere è vecchia e stravecchia... NO! Lei non può farsi chiamare per nome da una studentessa senza dire nulla, indipendentemente dalla sua situazione (di cui tra l'altro non sa praticamente nulla!!!). Lei è di una sfacciataggine che personalmente io trovo insopportabile, forse proprio perché anche nella vita reale le persone come Alice sono quelle che faccio fatica a digerire.

Oltre ad Alice, odio anche Robi/Roby. Ora farò un piccolo spoiler, per cui se non volete anticiparvi nulla glissate le prossime righe! Dunque, Robi/Roby a un certo punto del libro vuole fare passare una serata diversa alla sua "amica". Quindi, che fa? Cinema? Pizza? Passeggiata romantica? Naaaaa, R non è tipo da queste cose... e dunque...tenetevi forte...la porta a rubare in un supermercato. Figo, no? Chi di voi non l'ha mai fatto, per spezzare un po' la monotonia della routine quotidiana? E Alice è troppo stupida per opporsi, pur riconoscendo perfettamente che quello che stanno facendo è assolutamente sbagliato. Trova anche il coraggio di rimproverarlo a "operazione" riuscita, e lui si difende dicendo comunque di essere un bravo ragazzo. 

Tuttavia, la scena più indimenticabile, il ragionamento più privo di logica, la castronata, passatemi il termine, più memorabile di tutto il libro, e che sarà probabilmente l'unica cosa che ricoderò in futuro dell'intera lettura, è la seguente. 
Alice e Roberto sono in macchina, stanno tornando a casa da una serata passata a bere e suonare in un locale, sono tutti e due un po' alticci, cosa che però non impedisce a R di mettersi al volante. Sono le due di notte, c'è nebbia, non si vede una ceppa, ma R è un bravo ragazzo, quindi, anche se sono le due di notte, c'è nebbia, non si vede una ceppa e lui è sbronzo, può comunque andare a velocità elevata in una strada di campagna, a quanto pare senza illuminazione. A un certo punto, manco a dirlo, urtano qualcosa di abbastanza grosso.
Domanda: cosa pensa Alice che sia stato? Facciamo un riassunto della situazione: sono le due di notte, c'è nebbia fitta, sono in una strada un po' spersa, non c'è illuminazione. Eeeeee rullo di trombe, squilli di tamburi (avete letto bene, nessun errore)....Alice pensa che abbiano investito...dei ciclisti. 

DEI CICLISTI!!!!

Spiegazione: perché di solito sono loro che se ne vanno per stradine simili senza fanalino.
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Ora scusatemi, ma sono l'unica a pensare che un ragionamento simile è idiota anche per chi ha bevuto qualche bicchierino in più? Io sono astemia totale, quindi non mi sono (ovviamente) mai ubriacata, ma una cosa simile mi sembra troppo anche per un'ubriaca...però, è esattamente il tipo di ragionamento che Alice, che ha 17 anni e può fare quello che vuole, è in grado di fare. Ma dico, perché i ciclisti? Perché l'autrice non poteva pensare a degli animali (un capriolo sbucato all'improvviso, una lepre, un tasso, una volpe, insomma, un qualcosa di decisamente più plausibile santo cielo!) e doveva far fare ad Alice, già ubriaca e quindi non proprio nel momento in cui dà di sé l'immagine migliore, la figura della scema totale?
Poi, qualche riga dopo questo ragionamento...beh, diciamo pensiero bislacco (che R non smentisce, tra l'altro), sul finestrino della macchina compare l'impronta di una mano insaguinata, Ed è un cliché così  banale, così scontato, che poco c'è mancato che scoppiassi a ridere in treno ... ho dovuto girare il viso per non farmi vedere dagli altri passeggeri.

E quelli che vi ho riportato sono solo alcuni esempi di quelle che secondo me sono assurdità assommate l'una all'altra nel corso di questo libro.
Se dovessi associarlo a un cibo, sarebbe sicuramente un minestrone: tanti temi, adolescenza, ricordi bui d'infanzia, rapporto madre-figlia, cattive strade, delusioni, droga, vecchiaia...) ma tutti "buttati lì" e neanche uno trattato nel modo giusto o abbastanza approfondito. E' un voler trattare tante cose tutte assieme, con il risultato di trattarle tutte male e in modo superficiale. Sembra quasi che l'autrice abbia fatto incetta di luoghi comuni sugli young adult e li abbia mescolati un po' a casaccio, cercando di allggerirli per poterli mescolare meglio.

Ovviamente, nel libro c'è anche altro oltre a quello che ho riportato qui...si parla anche dell'amicizia di Alice con un anziano signore, di intrusi misteriosi che di notte si intrufolano nella sua casa (non che a lei passi mai per l'anticamera del cervello di avvisare qualcuno... dopotutto, hai solo gente che apparentemente se ne va e viene a proprio piacimento da casa tua mentre tu dormi, e ti lascia minacce di morte un po' ovunque...nulla di cui preoccuparsi insomma), c'è il suo rapporto tormentato con R (tipico tentativo di riprodurre la storia "amore travagliato con un ragazzo bello ma dannato"), l'"amicizia" troppo "amicizia" con il professore da romanzo rosa...in sostanza, ho trovato davvero poco di originale in questa storia.
Forse, se l'autrice vi avesse dedicato più tempo e un maggior numero di pagine, se si fosse soffermata di più sui personaggi, avesse pensato un po' di più prima di far dire e fare certe cose ai personaggi, forse la stessa storia sarebbe risultata in modo del tutto diverso. A volte a partire dagli stessi ingredienti si possono ottenere pietanze molto diverse, ma in questo caso abbiamo ottenuto solo... un minestrone.


5 commenti:

  1. Ehi!
    Ti ho nominato per i Liebster Awards, se vuoi passare ti lascio qui il link del post in cui trovera tutto: http://ventodilibri.blogspot.it/2016/08/liebster-award-2016-discover-new-blogs.html
    A presto^^

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  2. Santo cielo! E' proprio una lettura da evitare O.O

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  3. Purtroppo capita di imbattersi in letture deludenti. E' un rischio che ogni lettore corre, soprattutto con le nuove uscite. Pazienza! Ti auguro di trovare di meglio.

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  4. Ciao, nuova follower; questa la mia ultima recensione fresca di giornata; se ti va ti aspetto da me come lettrice fissa

    https://ioamoilibrieleserietv.blogspot.it/2017/09/recensione-noi-siamo-tutto-nicola-yoon.html

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    grazie

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